Tasse

Tasse sulla casa, perché Padoan frena Renzi

Il ministro dell'economia appoggia il taglio alle imposte annunciato dal premier. Ma dovrà lavorare molto e trovare 25 miliardi di euro già in autunno

Padoan-Renzi

Andrea Telara

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“Credibile, sostenibile, permanente”. Il ministro dell'economia, Pier Carlo Padoan, ha usato questi tre aggettivi per dire come sarà, o come dovrebbe essere, il taglio delle tasse attuato dal governo da qui al 2018, cominciando dall'abolizione delle imposte sulla prima casa (Imu e Tasi) già nel 2016. Benché Padoan abbia detto di essere in piena sintonia con il presidente del consiglio, Matteo Renzi, le sue parole sono state lette da alcuni osservatori come dei paletti, fissati per ricordare al premier l'esistenza dei vincoli europei.


Imu e Tasi, quanto costano agli italiani


In altre parole, secondo il ministro, la sforbiciata alle tasse deve necessariamente essere accompagnata da un contemporaneo taglio della spesa pubblica. Altrimenti, dall'Unione Europea arriverebbe inevitabilmente un disco rosso, visto che le autorità di Bruxelles consentiranno all'Italia di aumentare il deficit soltanto di qualche decimale, senza esagerare. Il lavoro per Padoan sarà tutt'altro che facile, visto che il suo ministero dovrà probabilmente preparare entro l'autunno una manovra economica da 25 miliardi di euro. L'obiettivo è appunto eliminare le tasse sulla casa ma anche sterilizzare alcune clausole di salvaguardia concordate con l'Europa, che faranno scattare aumenti del'iva e delle accise se il governo non troverà la copertura per maggiori voci di spesa, non preventivate nelle manovre economiche degli scorsi (ad esempio per lo sblocco delle pensioni e degli stipendi pubblici).


Chi è Pier Carlo Padoan, Ministro dell'Economia del governo Renzi


Padoan, dunque, non sembra avere scelta: per coprire il taglio alle imposte, dovrà cominciare a fare sul serio la spending review, il piano di revisione di tutte le voci di spesa dello stato, che oggi procede un po' a singhiozzo. Già dal prossimo anno, dovrebbero essere attuati dei tagli al bilancio pubblico per ben 15 miliardi di euro, con un disboscamento delle società partecipate (dopo la riforma della pubblica amministrazione), la riduzione delle centrali appaltanti e addirittura (secondo alcune indiscrezioni per ora smentite) persino con una piccola sforbiciata nella sanità. Per Padoan e i suoi collaboratori, insomma, si preannunciano mesi di fatica.


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