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Tassa di soggiorno, ecco come potrebbe cambiare

Secondo il ministro Franceschini il suo importo dovrebbe diventare direttamente proporzionale al costo delle camere d’albergo

Si riapre la polemica intorno alla tassa di soggiorno, l’imposta legata alle presenze turistiche nel nostro Paese. È di queste ore infatti l’annuncio del ministro per i Beni culturali e del Turismo Dario Franceschini di voler rivedere le modalità con cui essa viene pagata. Ma andiamo per ordine e cerchiamo innanzitutto di capire come funzionano attualmente le cose per poter poi scoprire come potrebbero cambiare. È opportuno ricordare innanzitutto che la cosiddetta tassa di soggiorno è stata introdotta nel 2011 con la legge sul federalismo fiscale e dispone per tutti i Comuni a vocazione turistica il pagamento di un’imposta da parte degli ospiti che soggiornino in strutture alberghiere, hotel, bed and breakfast e campeggi.

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Il suo importo non è fisso, ma varia a seconda della tariffa deliberata dai singoli Comuni in base alle proprie potenzialità storico-artistiche, e può andare da un minimo di un euro al giorno fino a un massimo anche di 7 euro. Il contributo in questione viene prelevato direttamente dalla struttura ricettiva che ospita il turista a prescindere dalla durata del viaggio e si paga sia nel periodo estivo che invernale in base anche all’alta e bassa stagione. Tra l’altro ogni Comune può anche decidere autonomamente oltre alla tariffa al giorno anche la durata dei giorni per cui il turista deve pagare la tassa. Per esempio Roma applica la tariffa di 1 euro al giorno per un massimo di 5 giorni per le strutture più economiche e di 3 euro al giorno per un massimo di 10 giorni per le soluzioni medio alto lusso, mentre la città di Firenze ha stabilito un’imposta di 5 euro al giorno fino a scendere ad 1 euro se si dorme in agriturismo o bed and breakfast.

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A questo proposito rilevante ai fini dell’importo da pagare è anche la qualità della struttura ricettiva che si utilizza. Nel caso specifico, ad esempio, sempre per rimanere al caso della Capitale, la giunta di Roma ha previsto che per alberghi di 1- 2 stelle l’imposta sia di 3 euro al giorno, per i 3 stelle si sale invece a 4 euro al giorno, per i 4 stelle siamo a 6 euro al giorno e infine per gli hotel a 5 stelle la tassa di soggiorno è fissata in 7 euro al giorno. Ed è proprio su questo punto che intende intervenire in prima battuta la riforma invocata dal ministro dei Beni culturali. Secondo Franceschini infatti bisognerebbe abbandonare il vecchio riferimento alle stelle degli alberghi visto che ormai "valgono molto di più i giudizi dei clienti sul web".

In questo senso allora, la modifica a cui stanno pensando i tecnici del ministero prevederebbe di legare il valore della tassa di soggiorno direttamente al costo della camera, come una sorta di percentuale da pagare al momento del saldo. Il tutto, nelle intenzioni del ministro, garantirebbe “maggiore equità, trasparenza e uguaglianza tra le Regioni". Una proposta che però ha raccolto subito il no convinto delle associazioni dei consumatori, che da tempo si abbattono invece per una totale cancellazione di un balzello che secondo molti rappresenta un  vero e proprio freno alle presenze turistiche.

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In particolare Carlo Rienzi del Codacons sostiene che la tassa di soggiorno non solo viene pagata mal volentieri dai turisti, essendo vissuta “come una ingiusta imposizione", ma inoltre ha avuto “come unico effetto quello di incrementare i costi per i viaggiatori e danneggiare il turismo". Alla luce di queste considerazioni, alla proposta di Franceschini, il Codacons risponde allora con la richiesta esplicita di un provvedimento che possa portare alla totale “abolizione della tassa, in modo da dare ulteriore sprint al turismo in Italia". Staremo a vedere quale linea alla fine risulterà vincente.

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