Quando la Tasi è più cara dell’Imu

A causa del taglio delle detrazioni, le abitazioni con rendita catastale modesta si troveranno a pagare di più rispetto alla vecchia tassa sugli immobili

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Giuseppe Cordasco

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E’ uno degli ultimi paradossi della Tasi, la nuova tassa sulla casa: essere regressiva invece che progressiva come accade generalmente a tutte le imposte. Detto in soldoni significa che, secondo le prime stime, a pagare di più saranno le famiglie con redditi più bassi, mentre i proprietari di immobili di prestigio potranno contare su un carico fiscale addirittura inferiore a quello registrato quando nel 2012 era ancora vigente l’Imu. La colpa, spiegano le associazioni dei consumatori, è tutta delle detrazioni. Queste ultime infatti hanno permesso in passato alle famiglie più modeste un abbattimento sostanzioso dell’Imu, fino al punto che in tante circostanze il saldo era pari a zero.

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Con la Tasi invece, le detrazioni non solo sono inferiori, ma restano a discrezione dei singoli Comuni, che potranno concederle oppure no. “Per effetto delle minori detrazioni – attaccano dal Codacons - chi possiede un’abitazione con rendita catastale modesta si troverà a pagare di più rispetto all’Imu, mentre chi è proprietario di un immobile di prestigio sarà avvantaggiato dalla Tasi rispetto alla vecchia imposta. Si tratta di una evidente disparità sociale, una ingiustizia che si aggiunge alle tante che hanno caratterizzato la Tasi fin dalla sua nascita, con pagamenti diversificati sul territorio e scadenze variabili a seconda degli umori delle amministrazioni comunali”.

GLI AUMENTI DELLE TASSE SULLA CASA

Bisogna aggiungere che l’unica situazione in cui vige l’obbligo di prevedere agevolazioni fiscali per le fasce più deboli è quella di amministrazioni in cui l’aliquota della Tasi sia stata elevata al massimo consentito, ossia al 2,5 per mille, e sia stata inoltre caricata l’addizionale dello 0,8 per mille concessa ai Comuni con maggiori esigenze finanziarie. Una situazione questa che riguarda numerosi capoluoghi di provincia, nei quali però l’entità delle detrazioni sarà comunque stabilita a discrezione delle giunte locali, e non sempre si tratta di aiuti tali da generare un importo della Tasi inferiore alla vecchia Imu, soprattutto appunto per le abitazioni più modeste. Una vera beffa dunque, e a niente servono le precisazioni arrivate dal Dipartimento delle Finanze circa il minor gettito che sarà generato dalla Tasi rispetto all’Imu.

SFIDA TRA TASI E IMU A SUON DI MILIARDI DI EURO

Secondo i tecnici del fisco infatti il gettito che arriverà dalle prime case subirà nel passaggio dall’Imu alla Tasi un calo del 29,3% : nel 2012 furono infatti 1,6 i miliardi rastrellati dal fisco, mentre quest’anno si stima che sarà raggiunta al massimo la quota di 1,2 miliardi di euro. Precisazioni che come detto non servono in nessun modo a calmare gli animi di molti contribuenti, che denunciano il fatto che sotto accusa non è tanto il gettito complessivo della nuova imposta, che come detto sarebbe addirittura in calo per le prime case, ma la sua ripartizione che, come più volte ricordato, andrebbe a danneggiare maggiormente i ceti più modesti. Un’incongruenza a cui chissà se i Comuni avranno tempo di rimediare, visto che i termini per la presentazione delle aliquote definitive, e delle relative detrazioni, sempre che ci siano, scade domani.

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