Tasi, il conto salato per le famiglie più povere

Secondo Bankitalia i nuclei meno abbienti hanno pagato di più rispetto alla vecchia Imu, a causa del calo delle detrazioni

Giuseppe Cordasco

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Il 40% dei nuclei familiari con case più modeste ha dovuto fare i conti, nel passaggio dalla vecchia Imu alla nuova Tasi, con un aumento effettivo della tassazione sulla prima abitazione. È questo il dato clamoroso che emerge da un’analisi effettuata da Bankitalia che ha preso in considerazione un campione di 5.800 famiglie, ordinate in base alla rendita catastale sulla prima casa. Nei calcoli sono stati utilizzati  i dati dell’indagine sui bilanci delle famiglie nel 2012 e le delibere comunali su detrazioni e aliquote. Lo studio intendeva mettere a confronto quello che le famiglie avevano pagato nel 2012, anno in cui l’Imu fu dovuta anche sulle prime case, e quello che invece sono stati i versamenti nel 2014, quando sulle abitazioni principali è stata introdotta la nuova Tasi.

Tasi, come si calcola la nuova imposta sulla casa


Il dato dunque più immediato che emerge è che nel gioco delle combinazioni tra aliquote abbassate e detrazioni quasi del tutto annullate, a rimetterci sono stati gli strati sociali più svantaggiati. In realtà l’indagine di Palazzo Koch mette in evidenza innanzitutto che, dati alla mano, nel passaggio dall’Imu prima casa del 2012 alla Tasi del 2014, si è registrata una riduzione dell’aliquota effettiva pagata dai contribuenti da 2,3 a 1,9 millesimi. Questo calo medio però è stato, come accennato, generato da un perverso mix: da una parte c’è stata infatti una effettiva diminuzione dell’aliquota legale media, passata nei vari Comuni da 4,3 al 2,1 millesimi; d’altro canto però i cittadini hanno dovuto fare i conti con una consistente riduzione dell’importo medio delle detrazioni, che è passato addirittura da circa 230 a 25 euro, insomma quasi praticamente annullato.

Tasi, meno detrazioni e stangata per seconde case e imprese


È stato proprio questo assurdo meccanismo a produrre gli scompensi a livello di imposizione fiscale più sopra ricordati. Non solo infatti, come detto, una larga fetta di famiglie più povere si è trovata a pagare di più nel 2014 con la Tasi, rispetto a quanto aveva sborsato nel 2012 con l’Imu sulla prima casa; ma, a rendere l’intera vicenda ancora più paradossale, si è registrata una diminuzione crescente del peso della nuova imposta all’aumentare del valore delle abitazioni. Per gli immobili più costosi infatti, ha avuto un effetto preponderante la diminuzione delle aliquote rispetto a quello dell’abbattimento delle detrazioni.

Tasi, ecco tutti i rincari città per città


Siamo dunque di fronte, numeri alla mano, a una vera e propria sperequazione, che a giudizio di Bankitalia andrebbe appianata con una redistribuzione più equa del carico fiscale. Per ottenere questo risultato, i tecnici di Via Nazionale hanno anche fatto delle proposte concrete: si dovrebbe infatti per un verso, introdurre una detrazione più ampia e a importo fisso su tutto il territorio, ad esempio pari a 230 euro, in linea con quella media dell’Imu nel 2012; per l’altro, modificare la base imponibile delle abitazioni, prendendo in considerazione il loro valore reale di mercato e non quello catastale. Solo in questo modo si riuscirebbe a far pagare il giusto alle famiglie più abbienti, proprietarie degli immobili di maggiore valore economico. Vedremo se governo e Comuni, sapranno nei prossimi mesi fare proprie queste indicazioni.

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