Tasi, ecco chi deve pagare a giugno e chi a ottobre
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Tasi, ecco chi deve pagare a giugno e chi a ottobre

Il governo ha deciso una proroga della prima scadenza, che varrà però solo nei Comuni che non hanno ancora deciso le aliquote

Si fa, se possibile, sempre più intricata la vicenda che riguarda la Tasi, la nuova tassa sulla casa, che in teoria prevedeva la sua prima scadenza per il prossimo 16 giugno. Solo in teoria, però, perché dopo settimane di polemiche e confronti con i Comuni, il governo ha deciso di far slittare l’appuntamento con il primo versamento al 16 ottobre. Tutto chiaro dunque? Ma neanche per sogno.

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La proroga decisa infatti non vale per tutti, ma solo per i cittadini di quelle amministrazioni locali che entro il prossimo 23 maggio non avranno definito le aliquote della nuova imposta. Attenzione quindi, se abitate in un Comune che avrà deliberato in tempo utile le nuove aliquote, sarete chiamati a pagare regolarmente l’acconto il 16 giugno. Se invece, gli amministratori della vostra città non avranno fatto in tempo a definire le aliquote in questione, il versamento slitta a ottobre. Una circostanza quest’ultima che a ben vedere riguarda, al momento, la stragrande maggioranza dei contribuenti,visto che a oggi, solo un migliaio di Comuni, ossia circa il10% del totale, ha provveduto a definire le aliquote della Tasi.

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Saremmo dunque di fronte all’ennesimo paradosso fiscale tutto italiano, per cui, i cittadini dei Comuni virtuosi, che hanno cioè provveduto in tempo utile a deliberare le aliquote della Tasi, pagheranno prima, mentre quelli che abitano in città dove gli amministratori hanno operato con ritardo, potranno tranquillamente vedersi posticipato a ottobre il primo pagamento. In realtà però, i Comuni nei quali non ci sarà il versamento di Tasi a giugno, si ritroveranno di fronte a pesanti problemi di liquidità. Una circostanza che potrebbe spingere molti sindaci ad accelerare sulla via della definizione delle aliquote da qui al 23 maggio, ossia in extremis.

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Intanto, se si va a guardare quello che emerge dal pacchetto di aliquote decise dai circa 1.000 Comuni che hanno già reso pubbliche le proprie delibere sulla Tasi, ci si ritrova di fronte a uno scenario letteralmente polverizzato. Secondo il Servizio politiche territoriali della Uil, che in materia ha compiuto uno studio ad hoc, emerge “un ginepraio di aliquote e detrazioni diverse”, per cui, alla fine, “si avranno sicuramente 8.092 applicazioni diverse della Tasi, ma si rischia di avere oltre 75mila combinazioni differenti di applicazione dell’imposta”.

Ma i dolori non finiscono qui, perché dalle prime proiezioni, fatte sempre dalla Uil, risulterebbe che, su 32 città capoluogo che hanno deliberato, la Tasi nel 37,5% di queste (12 città) è più alta dell’Imu pagata nel 2012: si tratta di Bergamo (+ 21 euro), Ferrara (+ 60 euro), Genova (+ 67 euro), La Spezia (+ 47 euro), Mantova (+ 89 euro), Milano (+ 64 euro), Palermo (+ 2 euro), Pistoia (+ 75 euro), Sassari (più 40 euro), Savona (+ 28 euro) e Siracusa (+ 16 euro).

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Infine, quasi tutte le città prese in esame, hanno aumentato le aliquote. Undici di esse (Ancona, Bologna, Cagliari, Cremona, Ferrara, Genova, La Spezia, Piacenza, Reggio Emilia, Torino, Vicenza), sulle aliquote della prima casa hanno adottato l’addizionale dello 0,8 per mille arrivando al 3,3 per mille. Solo Milano e Roma invece hanno deciso di ricorrere all’addizionale suppletiva della Tasi sulle seconde case, arrivando in questo caso all’11,4 per mille.

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Giuseppe Cordasco

Sono nato e cresciuto ad Aarau nel cuore della Svizzera tedesca, ma sono di fiere origini irpine. Amo quindi il Rösti e il Taurasi, ma anche l’Apfelwähe e il Fiano. Da anni vivo e lavoro a Roma, dove, prima di scrivere per Panorama.it, da giornalista economico ho collaborato con Economy, Affari e Finanza di Repubblica e Il Riformista.

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