Tasse

Taglio delle tasse, tutti i dubbi dell’Europa

Da Bruxelles giudizi cauti sugli annunci del governo Renzi: manca ancora il via libera alla nuova legge di stabilità e il nostro debito è sempre a rischio

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Giuseppe Cordasco

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Non si sono fatto certo attendere le reazioni dell’Unione europea agli annunci, rilanciati proprio in queste ore dal viceministro dell’ Economia Enrico Morando, di voler procedere ad un taglio delle tasse già a partire dal prossimo 2017. E come prevedibile i giudizi, perlomeno in questa fase ancora preliminare, sono quanto mai cauti, se non proprio improntati alla diffidenza. Una diffidenza che d’altronde poggia le basi su una serie di motivazioni di non poco conto. Vediamole allora nel dettaglio le ragioni che fanno storcere il naso ai vertici di Bruxelles quando si parla di abbassare la pressione fiscale in Italia.

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Innanzitutto, fanno notare dalla Commissione europea, manca ancora il parere tecnico e il conseguente via libera definitivo alla nuova Legge di stabilità. Insomma, parlare di taglio delle imposte quando ancora non si è ricevuto l’ok sull’ultima manovra, agli occhi dell’Unione appare quanto mai azzardato. Non a caso, le uniche parole ufficiali rilasciate sulla questione sono state quelle della portavoce della Commissione Mina Andreev che ha voluto precisare: “Stiamo preparando le nostre analisi sui bilanci nazionali e immaginiamo che questo sarà il quadro in cui valuteremo questi piani”. Dunque, se una decisione dovesse arrivare sulle intenzioni italiane di tagliare le tasse, essa giungerà comunque dopo aver verificato gli ultimi conti presentati dal governo. Ma non è certo questo l’unico ostacolo che l’esecutivo Renzi dovrà superare per ottenere un possibile via libera ai programmi di alleggerimento fiscale.

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Ovviamente molto dipenderà anche dal pacchetto di interventi complessivi che il nostro Paese avrà intenzione di presentare. Per il momento si è parlato molto del taglio dell’Irpef, ma bisognerà capire se questa riforma sarà inserita in un contesto più generale di altre misure volte ad abbassare la pressione fiscale. In ogni caso, e questo resta la vera spada di Damocle su tutta la vicenda, qualsiasi intervento dovrà avvenire in linea con il percorso di risanamento del debito pubblico intrapreso da tempo dal nostro Paese. In questo senso poca efficacia potranno avere gli spazi di manovra che potranno essere concessi sul fronte del deficit di bilancio.

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Ricordiamo infatti che il governo spinge per uno sforamento dello 0,8% a fronte di investimenti e riforme, mentre la Commissione sarebbe disposta a tollerare un massimo di 0,75% di flessibilità. Come detto, una partita questa che comunque avrebbe poco a che vedere con quella più complicata del debito generale che grava sul nostro bilancio statale. Una situazione che continua a rimanere di emergenza e che non mette il nostro Paese al riparo da una possibile procedura di infrazione per debito eccessivo appunto. Di fronte a questo scenario, immaginare dunque che da Bruxelles possa arrivare a cuor leggero un ok a un taglio delle tasse appare pura fantasia. Molto dipenderà dunque da come le proposte in questione verranno supportate da impegni precisi di riforme e spending review. Staremo a vedere.

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