Decreto Fare e prima casa: ecco lo scudo "anti - esproprio"

Le nuove regole salvano i contribuenti non in regola con il Fisco, purché il debito con lo Stato sia inferiore a 120 mila euro. Ecco in quanti oggi hanno questo problema

Equitalia

Una sede locale di Equitalia – Credits: Cerroni/Imagoeconomica

Massimo Morici

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Poche righe del decreto Fare salvano la prima casa ai contribuenti non in regola con il Fisco.

Il nuovo testo approvato dal governo Letta introduce lo “scudo anti – esproprio”, che vale, però, solo se l’unico immobile di proprietà del debitore è adibito ad abitazione principale, se il debito con lo Stato è inferiore a 120 mila euro (prima il limite era di 20 mila euro) e se la casa non rientra nelle categorie catastali di lusso (A/8 e A/9), vale a dire ville e castelli.

Nello scrivere la norma sull’impignorabilità della prima casa, si è seguito il principio della progressività: si paga, insomma, solo se si hanno strutturalmente le risorse per farlo. L’obiettivo, infatti, è tutelare quei contribuenti che, pur essendo finiti nel mirino di Equitalia, non hanno però altre ricchezze al di fuori dell'immobile in cui abitano.

Non solo. Evitando la pignorabilità di un certo tipo di case, e la loro successiva messa all’asta (qui la lista dei siti autorizzati alle aste immobiliari suddivisi per tribunale), alcuni operatori prevedono un certo contenimento dell’offerta sulla piazza immobiliare, caratterizzata in questo momento da un eccesso di offerta e dal crollo dei prezzi .

Ma quanti sono gli espropri di case ogni anno? Se guardiamo i primi quattro mesi del 2013, i numeri sono piuttosto contenuti: a fronte di 733 pignoramenti di immobili registrati da gennaio ad aprile, le vendite effettive alle aste sono state appena 52, stando alla recente audizione di Equitalia al Parlamento.

Insomma, una goccia nell’Oceano delle oltre 20 milioni di prime case (dati Bankitalia) che si contano nel nostro Paese.

Le vendite di beni immobili disposte dal giudice (i pignoramenti, invece, sono gli atti con cui ha inizio l'esproprio forzato) sono un po' di più: nel primo semestre del 2012 se ne sono registrate 22.895 (ultimi dati disponibili dal Ministero della Giustizia), mentre la previsione di crescita per fine 2012 è del 18% rispetto al dato totale di un anno prima (38.814).

Anche in questa stima, però, le vendite "attuate" complessivamente sono assai inferiori ai provvedimenti emessi dai tribunali: 6.477 nei primi sei mesi. Raddoppiando il dato nel secondo semestre, il totale del 2012 risulterebbe comunque addirittura in calo di oltre quattro punti percentuali rispetto al dato dell’anno precedente (13.568).

Come si spiega, dunque, lo “spread” tra gli espropri e le aste andate a buon fine? Di mezzo ci sono i tempi della giustizia: tra l'inizio delle procedure esecutive contro un evasore e l'asta possono passare anni, in media almeno un paio.

Tanto che al momento della vendita gli operatori stimano che si possa arrivare con valori ormai superati (e inferiori di oltre il 30% rispetto a quelli di mercato), perché si basano su perizie effettuate molto tempo prima.

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