Spending review, ecco quanto dovranno risparmiare Comuni e Province

Il governo ha dato il via libera a 2,2 miliardi di tagli che riguarderanno anche le neonate città metropolitane

Provincia

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Giuseppe Cordasco

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Si comincia davvero a fare sul serio sul fronte dei tagli dei trasferimenti a Comuni e Province. In queste ore infatti la conferenza Stato-Comuni ha dato il via libera ad una spending review del valore di 2,2 miliardi di euro, con effetti e conseguenze sugli enti locali coinvolti ancora tutti da valutare. Intanto però quello che è chiaro è come saranno distribuiti i sacrifici finanziari che dovranno fare sindaci e presidenti di province. Nel dettaglio infatti l’accordo raggiunto prevede innanzitutto che le casse dei municipi d’Italia dovranno rinunciare a risorse per 1,2 miliardi di euro.

Spending review, i tagli alla spesa un passo obbligato


La novità di questa nuova stangata che si abbatterà sulla testa degli amministratori locali, già alle prese con numerose difficoltà, è legata però ai criteri con cui i diversi Comuni saranno chiamati a fare la loro parte. Per la prima volta infatti si dice addio ai cosiddetti tagli lineari e si cercherà di modulare gli sforzi di ciascun sindaco a seconda delle proprie esigenze e possibilità. In ciascun caso quindi saranno presi in considerazione gli introiti derivanti dalla tasse locali, a cominciare ovviamente dall’Imu, e poi quelli che sono gli esborsi per i servizi forniti alle varie comunità di cittadini. In questa maniera, attraverso meccanismi di calcolo decisamente molto complicati, si cercherà di evitare che determinate amministrazioni vengano messe nelle condizioni di non poter assolutamente funzionare.

I problemi della spending review: tagli e tenisioni


Allo stesso tempo però saranno introdotti meccanismi premiali che favoriranno quei Comuni più capaci di risparmiare e di far funzionare i propri servizi. Per quanto riguarda invece le Province, che secondo quanto stabilito dalla legge Delrio sono destinate a scomparire, per il momento ad esse viene richiesto un sacrifico pari a 900 milioni di euro. I restanti cento milioni verranno invece risparmiati dalle nascenti città metropolitane. Ma andiamo per ordine e torniamo alle Province. In questo caso la partita più importante si gioca sul fronte della ricollocazione di gran parte del personale che risulterà in esubero rispetto alle nuove competenze, enormemente ridotte, che resteranno in capo a questi enti. Tra l’altro proprio in questi giorni le varie amministrazioni provinciali avrebbero dovuto comunicare ufficialmente l’elenco dei dipendenti in esubero e quindi da ricollocare o da pensionare.

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Un’incombenza che nessuna provincia è stata in grado di rispettare. Al più si è riusciti a quantificare la spesa che il personale in esubero comporta, personale che rappresenta il 50% del totale nelle province e il 30% nelle città metropolitane. Dunque bisognerà attendere la pubblicazione di questi elenchi di dipendenti da ricollocare per dare il via libera effettivo ai risparmi più consistenti a livello provinciale. Lo stesso dicasi per le città metropolitane, dove, seppur in maniera meno marcata, gli esuberi rappresentano senza dubbio la vera palla al piede. Dunque il processo di spending review a livello locale sembra essersi davvero messo in moto, ma per verificarne gli effetti bisognerà attendere ancora qualche tempo: solo allora si potrà dare un giudizio definitivo su tagli di spesa che per il momento restano ancora sulla carta.

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