Sigarette e nuove tasse, a rimetterci saranno i fumatori

In settimana il governo dovrebbe decidere il nuovo modello fiscale da applicare alle bionde. E gli effetti sui prezzi preoccupano i consumatori

– Credits: Imagoeconomica

Giuseppe Cordasco

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Sono ore decisive quelle che si stanno vivendo al ministero dell’Economia che nel corso della settimana potrebbe dare il via libera al nuovo modello di imposizione fiscale da applicare alle sigarette.  Una partita non da poco visto che con le tasse sulle bionde ogni anno lo Stato rastrella circa 13,5 miliardi di euro. Il gettito in questione  da qualche tempo però è in calo vertiginoso: solo nel 2013 è sceso di ben 600 milioni. Il governo ha deciso dunque di correre ai ripari provando a immaginare modifiche da apportare al modello di tassazione fin qui utilizzato. Per capire i contorni della vicenda, che riguarda da vicino milioni di fumatori del nostro Paese, è bene precisare come funzionano attualmente le imposte applicate alle bionde.

TASSE E TABACCO, QUANDO LO STATO SBAGLIA I CONTI

Innanzitutto, il dato più rilevante riguarda il fatto che il 90% delle tasse sui tabacchi in Italia sia proporzionale ai prezzi, e solo il restante 10% risulti fisso o specifico sulle quantità vendute. Le opzioni in campo sono dunque due e anche molto chiare: si può continuare con il regime finora utilizzato, incrementando ulteriormente la parte proporzionale di tassazione, oppure optare per un cambio di registro, e provare ad aumentare la quota fissa e specifica di imposizione. A ben vedere però gli elementi che giocano a favore di questa seconda ipotesi non mancano.

SIGARETTE, PREZZI SEMPRE IN BILICO

Non a caso infatti è proprio questo il sistema che viene adottato in gran parte dei Paesi europei. Basti soltanto segnalare che la media della tassa specifica applicata nel Vecchio Continente è di 75 euro per 1000 sigarette: in Italia le stesse imposte fisse sono invece al minimo europeo, ovvero a 13 euro. Una scelta nettamente in controtendenza anche rispetto a paesi presidio di ex monopoli, solitamente i più contrari al cambiamento, come Francia e Spagna le cui tasse specifiche sulle quantità sono nettamente più alte e pari rispettivamente a 49 e 24 euro. Quello che serve all’Italia dunque, è un bilanciamento delle due quote.

TABACCHI, SE A DECIDERE E' L'EUROPA

Una politica questa che tra l’altro viene sollecitata anche dall’Organizzazione mondiale della sanità, perché ritenuta più efficace a contrastare gli effetti del fumo. Secondo l’Oms infatti, i governi “dovranno considerare l’applicazione di sistemi ad accisa specifica o mista che prevedano determinate aliquote d’accisa minime,  dal momento che tali sistemi risultano più vantaggiosi rispetto a quelli puramente ad valorem”. Ma gli aspetti positivi di un’imposizione fiscale che valorizzi maggiormente la parte fissa rispetto a quella proporzionale non finiscono qui. Volendo infatti considerare semplicemente le ricadute legate al gettito erariale, le nostre casse pubbliche, costantemente  sull’orlo del tracollo, avrebbero solo da guadagnarci in termini di certezza degli incassi. Basti considerare infatti che su un pacchetto da 20 sigarette venduto al prezzo medio di 4,60 euro che paga accise per 2,70 euro, la raccolta in Europa è certa per 1,50 euro, in Italia invece, a causa della volatilità del sistema proporzionale di tassazione, lo è per soli 0,25 euro.

LA CRISI CHE NON RISPARMIA IL FUMO

Sono dunque questi gli elementi su cui dovrà riflettere in particolare l’inossidabile consigliere del Ministero dell’Economia Vieri Ceriani, chiamato a dirimere la questione. Il pericolo è che, una decisione che prediliga ancora una volta la tassazione proporzionale, si traduca nell’ennesima stangata per i fumatori. Un riequilibrio dell’imposizione che rivaluti la parte fissa invece potrebbe rappresentare un segnale significativo, una scelta che allineerebbe l’Italia all’Europa in un momento in cui in discussione c’è anche la delega fiscale generale. Un provvedimento che per funzionare davvero ha bisogno di riforme che sappiano rivedere  profondamente il modo in cui finora si sono applicate le tasse in questo Paese. E le sigarette potrebbero funzionare da perfetto apripista, basterebbe per una volta che la politica lasciasse il passo allo Stato…

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