Sigarette elettroniche, le nuove tasse mettono a rischio il settore

Gli operatori chiedono di rivedere le decisioni del governo Renzi diventate legge a partire da gennaio di quest’anno

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Giuseppe Cordasco

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“Chiediamo con urgenza un incontro al ministero dell’Economia per rivedere le ultime scelte sul fronte delle sigarette elettroniche, altrimenti il rischio è quello di un aumento del fenomeno del contrabbando e dell’acquisto online dall’estero dei liquidi, con conseguenze ancora più disastrose per l’intero settore”. È questo l’appello accorato lanciato da Stefano Pozzi, amministratore delegato di Smokie’s, nonché membro autorevole dell’Assifel, l’Associazione italiana fumo elettronico.

Tema del contendere sono le nuove misure fiscali che hanno colpito in modo durissimo il mondo delle e-cig, rischiando di mettere definitivamente in ginocchio un comparto già duramente provato dalla crisi. “Basti dire – sottolinea in modo preoccupato Pozzi – che solo dall’inizio del 2014, secondo nostre stime, c’è stato un calo del mercato del 60%”. Un vero e proprio tracollo che si spiega innanzitutto con un decreto del 2013 che ha sostanzialmente equiparato le sigarette elettroniche al normale tabacco. “Con questo provvedimento – spiega Pozzi – il settore è stato assoggettato ad un’imposta di consumo pari al 58,7%, uguale a quella applicata alle sigarette. Una decisione contro la quale ci siamo appellati con il risultato che ora la norma è stata sospesa e sottoposta al giudizio della Corte Costituzionale che dovrà deciderne le sorti”.

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Nel frattempo però numerosi operatori sono già scappati dal settore. Il governo Renzi ha deciso quindi di intervenire introducendo una nuova disciplina che ugualmente però non raccoglie il favore dei produttori di e-cig. “In pratica – continua Pozzi – a partire dal primo gennaio 2015, è stata introdotta una sorta di ‘comparazione temporale’ tra l’uso delle normali sigarette e di quelle elettroniche. Una procedura quanto mai complicata, che come risultato ha avuto quello dell’applicazione di una nuova imposta di consumo sui liquidi pari a 0,37 euro per millilitro. Questo significa che le normali ricariche da 10 ml presenti sul mercato subiranno un rincaro di 3,70 euro più Iva, ossia circa 4,50 euro. Considerando che attualmente costano circa 5 euro – fa notare il membro dell’Assifel – si capisce che il pezzo finale risulterà praticamente raddoppiato”.

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È proprio per ridiscutere questa nuova disciplina fiscale che quindi gli operatori di settore chiedono con urgenza la convocazione di un tavolo tecnico al ministero dell’Economia. “Finora – dice Pozzi – ci sono stati incontri ufficiosi, ma nessun passo vero verso una discussione più profonda sull’argomento”.  D’altronde da parte dei produttori di sigarette elettroniche c’è una sorta di riconoscimento della necessità di tassare con più vigore un settore che nel tempo ha eroso molte delle entrate fiscali che generavano le accise sui normali tabacchi.


“Ricordiamo però che il livello di tassazione odierno delle sigarette si è generato nel corso di circa 50 anni di storia. Non è possibile invece colpire dall’oggi al domani un settore come quello delle e-cig che per rimanere competitivo in questo senso necessiterebbe di una ovvia gradualità”. E in questo senso emblematici sono ancora una volta i numeri che raccontano di un settore che nel 2013 contava ancora, anche sull’onda della novità commerciale, circa 2.500 rivenditori finali. “Una platea di commercianti – constata con amarezza Pozzi – che oggi invece si è già ridotta drasticamente a 8-900 unità e che se dovessero essere confermate le decisioni sopra ricordate, subirebbe l’ennesimo colpo mortale”.

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