Sigarette elettroniche: il crimine fiuta il business

Il mercato nero intercetta il crescente numero di fumatori che volta le spalle al fumo vero

Un operaio cinese impacchetta sigarette elettroniche in una fabbrica del Guangdong (STR/AFP/Getty Images)

Stefania Medetti

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Il menage a tre “fumatori - tabaccai - fisco” deve fare i conti con un quarto incomodo: i contrabbandieri, attratti dal promettente mercato delle sigarette elettroniche. Mentre cala il numero dei fumatori e, conseguentemente, si riducono le entrate per l’erario , il mercato del fumo digitale continua a crescere. Le statistiche prevedono che i 400mila affezionati attuali delle sigarette elettroniche potrebbero raddoppiare nel corso di quest’anno, sfiorando la soglia del milione di persone. Un decimo della popolazione attuale dei fumatori italiani, secondo un’indagine Doxa dello scorso anno che contava in 10,8 milioni le persone sopra i 15 anni dipendenti dal tabacco, ovvero il 20,8% degli italiani. Il giro d’affari delle sigarette elettroniche, dunque, si attesta su 200 milioni di euro l’anno e potrebbe arrivare a 500 milioni entro la fine del 2013.

E’ chiaro, dunque, che chi opera nell’ombra ha fiutato il business. Nei primi due mesi dell’anno, i Nas hanno sequestrato oltre 11mila kit di sigarette elettroniche irregolari, per un valore pari a oltre mezzo milione di euro. E poi, ci sono i flaconi di nicotina: nei primi sessanta giorni dell’anno, ne sono stati sequestrati oltre 500mila, per un valore di 3,5 milioni di euro. Le notizie dei blitz delle forze dell’ordine sono sempre più frequenti: nelle ultime ore, per esempio, la Guardia di Finanza di Frosinone ha sequestrato ottomila pezzi, tra sigarette e ricariche provenienti dalla Cina, per un valore di circa 100mila euro. I prodotti sono stati rinvenuti sui banchi dei commercianti e l’importatore è stato denunciato per importazione e immissione in commercio di prodotti chimici pericolosi e privi delle etichettature previste dalla legge. Il ritrovamento segue un altro maxi sequestro avvenuto a Bari nelle scorse settimane.

I tabaccai, scesi per protesta pochi giorni fa a Roma, parlano di concorrenza sleale: la nicotina presente nelle sigarette elettroniche, argomentano, non è tassata come quella delle sigarette. E’ per questa la ragione che, nelle ultime ore, è stato presentato un emendamento per la regolamentazione della sigarette elettronica che ne prevede la tassazione e la vendita presso i tabaccai. La proposta è volta a limitare il depauperamento delle entrare erariali e a tutelare consumatori e venditori di prodotti di monopolio. Ma resta da vedere la risposta degli imprenditori delle sigarette elettroniche a cui rimarrebbe la possibilità di vendere solamente gli accessori.

All’estero, c’è chi inizia a muovere i primi passi verso l’equiparazione fiscale delle e-cig. Negli Stati Uniti, dove le sigarette elettroniche sono vendute liberamente, lo Utah ha proposto di applicare ai prodotti elettronici le medesime tasse applicate al tabacco. Anche da noi, sotto un certo punto di vista, la sigaretta elettronica, è già stata equiparata di fatto al tabacco: visto che poche settimane fa è stato innalzato da 16 a 18 anni il divieto di vendita. Ma la battaglia per spartirsi la torta fra rivenditori e tabaccai è solo all’inizio.

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