Se sei piccolo ti tartasso

È uno dei paradossi nel nostro meccanismo fiscale: se l’azienda è grande versa molte meno imposte. Urge una "flat tax"

BCS trattori, Ing. Fabrizio Castoldi

Fabrizio Castoldi – Credits: Alberto Bernasconi

Oscar Giannino

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Bisogna essere riconoscenti a imprenditori come l’ingegner Fabrizio Castoldi che, legislazioni degli altri paesi alla mano, rendono evidente anche alla gente comune la follia del fisco d’impresa in Italia: in verticale, più la catena di controllo di un’impresa è complessa e soprattutto se l’apice è all’estero, più sposti in alto e in paesi a minor tassazione asset e brevetti e proventi da commercializzazione, più abbatti l’aliquota. In orizzontale, più è esteso il perimetro della tua impresa, più arbitraggiando sui valori di libro dei tuoi asset, cedendoli a società del tuo stesso gruppo, più vai in credito fiscale e Iva. In altre parole: chi è più finanziarizzato paga molto meno, chi ha più immobilizzi fisici e dipendenti in Italia paga molto di più. È una brutale violazione dell’articolo 53 della Costituzione, quello che prescrive la progressività del sistema fiscale italiano, visto che le imprese maggiori e le banche pagano aliquote molto più basse delle imprese piccole con meno utili. Di qui la necessità di due soluzioni.

Primo, sposo la proposta Castoldi: un’aliquota flat del 30 per cento, prima sperimentalmente e poi di sistema per tutte le imprese fino ai 150 milioni di fatturato per poi salire progressivamente, farebbe compiere un balzo in avanti all’economia italiana e agli occupati (e in tre anni il fisco ci guadagna). Da notare che la Lega ha inserito la flat tax tra le sue proposte per l’Italia (sabato 13 dicembre la presentazione pubblica) mentre il 29-30 novembre Forza Italia, favorevole a una tassa unica, sarà in piazza con il «No tax day». Secondo: da subito, lo Stato dovrebbe capire, prima ancora di riforme di sistema, che è interesse collettivo consentire a tutte le piccole e medie imprese italiane alle quali chiede più del 60 per cento del risultato ante imposte, di sospendere il versamento dell’imposta che eccede quella soglia. Se non vuole introdurre la flat tax, si prenda pure la briga di controllare che con le tasse non pagate oltre il 60 per cento dell’utile le imprese investono, crescono e occupano di più. Si faccia il conto di quel che incassa di più da quelle attività aggiuntive, e conguagli negli anni a venire. L’imperativo è uno solo: fermare la strag

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