Tasse

Regioni e Comuni, tutti i tagli (e le nuove tasse) dal 2010

Con il Def, il governo vuol dare una sforbiciata agli enti locali che, in 5 anni, han già rinunciato a 25 miliardi di risorse. Aumentando poi le imposte

Andrea Telara

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Il presidente dell'Anci, Piero Fassino, parla di 17 miliardi di euro in 6 anni, riferendosi soltanto ai Comuni. L'ufficio studi della Cgia, la confederazione degli artigiani di Mestre, ha calcolato invece una cifra attorno a 25 miliardi di euro nell'ultimo quinquennio, prendendo in esame tutti gli enti locali: non solo i Comuni, dunque, ma anche le Regioni e le Province. Sono queste le stime più accreditate sulle risorse a cui hanno dovuto rinunciare i sindaci e i governatori italiani dal 2009-2010 in poi, cioè da quando è iniziata la crisi economica e l'austerity di bilancio dei governi di Roma.


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Secondo gli esperti della Cgia, oggi le Regioni a statuto ordinario possono contare su 9,7 miliardi di trasferimenti in meno rispetto al 2010. Le Regioni a statuto speciale, invece, hanno subito un taglio alle risorse di 3,3 miliardi mentre alle Province sono stati tolti 3,7 miliardi. Non se la passano meglio i Comuni che, nell'arco di un quinquennio, hanno visto ridursi le risorse in arrivo da Roma di una somma pari complessivamente a 8,3 miliardi di euro. Messe tutte assieme, queste sforbiciate superano appunto la soglia dei 25 miliardi di euro: una cifra che, purtroppo, ha gravato direttamente sulle tasche dei cittadini.


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Gli amministratori locali sono stati infatti costretti in 5 anni a tagliare le prestazioni ai cittadini o ad aumentare le imposte di loro competenza, soprattutto quelle a carico delle imprese. Soltanto il passaggio dalla vecchia Ici all'Imu, secondo la Cgia, ha comportato una crescita media della tassazione sui capannoni artigianali e industriali pari all'80%, con punte del 160% in alcune città come Milano. Mentre i governi di Roma si sono “fatti belli” annunciando rigorosi tagli alla spesa, dunque, gli amministratori locali hanno dovuto fare il lavoro sporco di mettere le mani nelle tasche dei cittadini. Con la presentazione dell'ultimo Def (il documento di economia e finanza), la musica non sembra essere cambiata: è previsto infatti ancora un giro di vite al bilancio degli enti locali, dopo i tagli da 2,2 miliardi già decisi con la Legge di Stabilità del 2015.


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Da qui, le rimostranze giunte negli ultimi giorni da molti amministratori di Regioni e Comuni. “I sindaci, in particolar modo, hanno ragione a protestare”, dice il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi, “visto che sono diventati i nuovi gabellieri dello stato centrale”. Anche l'annunciata e tanto sbandierata local tax, secondo il rappresentante degli artigiani di Mestre, “rischia di diventare l’ennesimo obolo che, pur riducendo il numero di tasse locali, non farà certo calare l’importo che famiglie e imprese sono chiamate a versare ogni anno al fisco”.


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