Redditometro al via anche se il Tribunale di Napoli lo giudica illegittimo

Solo un giudizio espresso dalla Corte di Cassazione potrebbe bloccare l'avvio dello strumento anti-evasione

(Credits: Imagoeconomica)

Giuseppe Cordasco

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Il Tribunale civile di Napoli, sezione distaccata di Pozzuoli, non si può negare che oggi si sia guadagnato uno spicchio di notorietà e visibilità. C’era infatti da aspettarsi che dichiarare con una sentenza illegittimo il redditometro avrebbe richiamato l’attenzione di tutti i media. Da tempo infatti il nuovo strumento di lotta all’evasione fiscale, che dovrebbe partire a marzo, è al centro di polemiche infuocate e la sentenza in questione, che in pratica denuncia metodi ritenuti fondamentalmente lesivi dei diritti personali, si inserisce a pieno titolo in questo filone. Con un grado di indubbia autorevolezza in più però, provenendo da un organo istituzionale. “Eppure – commenta a caldo Alessandro Cotto, amministratore delegato del centro studi Eutekne – gli effetti pratici di questa sentenza saranno nulli. C’è anzi il sospetto che si tratti di un’iniziativa di carattere mediatico”.

Le ragioni sono presto dette. Innanzitutto si tratta sempre un giudizio che riguarda un singolo caso. “Il solo percorso che si può immaginare possa avere conseguenze più generalizzate – spiega Cotto – è che l’Agenzia delle entrate, come forse prevedibile, faccia ricorso e che dopo i vari gradi di giudizio si arrivi in Corte di Cassazione. Solo una sentenza dell’organo supremo di giustizia, per quanto relativo sempre a un caso isolato, potrebbe avere ripercussioni per tutti i cittadini, visto che tali giudizi come sappiamo fanno giurisprudenza”.

Detto, fatto. L'Agenzia guidata da Attilio Befera, ha dichiarato all'Ansa di voler fare appello contro la decisione del giudice  "anche perché molte delle spese che lederebbero la riservatezza sono quelle che lo stesso contribuente mette in dichiarazione per ottenere detrazioni''.

Un percorso che però, conoscendo i tempi biblici della giustizia civile italiana, potrebbe arrivare chissà quando. Per il momento dunque, non cambia nulla, nonostante le pesanti parole pronunciate dal tribunale di Pozzuoli secondo cui il redditometro determinerebbe “la soppressione definitiva del diritto del contribuente e della sua famiglia ad avere una vita privata, a poter gestire il proprio denaro, a essere quindi libero nelle proprie determinazioni senza dover essere sottoposto a invadenza del potere esecutivo”.

Il tutto a causa del fatto che, utilizzando i metodi previsti dal redditometro stesso, l’Agenzia delle entrate potrebbe venire “a conoscenza di ogni singolo aspetto della propria vita privata”. Insomma, il richiamo, tra l’altro molto esplicito, è a diritti sanciti dalla Costituzione la cui messa in discussione, secondo il tribunale di Pozzuoli, sarebbero evidenti. “In realtà – aggiunge Cotto - leggendo di primo acchito la sentenza non mi sembra che le violazioni citate siano tali, visto che stiamo comunque parlando di accertamenti fiscali come se ne sono sempre fatti. Ci sono dunque aspetti anche molto singolari nelle parole del giudice. In ogni caso ribadisco che la macchina fiscale non si fermerà certo per questa sentenza, e il redditometro partirà come previsto a marzo”. Sempre che il nuovo governo che uscirà dalle elezioni non dovesse decidere di intervenire d’urgenza su questa materia. Allora certamente le cose cambierebbero. Ma di questo si potrà parlare solo dopo il 25 febbraio.

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