Redditometro, ecco come cambiano le spese controllate

Nel mirino dell’Agenzia delle entrate d’ora in poi ci saranno anche abbonamenti pay tv, terme e trattamenti estetici

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– Credits: Imagoeconomica

Giuseppe Cordasco

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Si vanno delineando con sempre maggiore chiarezza le voci di spesa contenute nel redditometro e che il fisco terrà particolarmente d’occhio per stanare eventuali evasori. Secondo una circolare emanata dall’Agenzia delle entrate sono infatti circa un centinaio le spese che, in particolari casi, potranno essere ritenute sospette e dare il via ad accertamenti fiscali. Tra le new entry in questa classifica troviamo gli abbonamenti alla pay tv, le terme, i trattamenti estetici, gli assegni periodici al coniuge, le rette per gli asili nido e anche eventuali account a siti di gioco online. Ma in questo elenco di costi sospetti rientrano poi tante altre voci, diremmo, meno straordinarie: ci riferiamo ad esempio ai viaggi, alle spese per l'acquisto di generi alimentari e bevande, all’abbigliamento, all’arredamento e all’istruzione. Insomma un campionario quanto mai variegato e completo di tutte quelle che possono essere le spese sostenute in un anno da una normale famiglia.

Redditometro: così l'Agenzia delle Entrate ci controllerà


Tanto normale che subito sono scoppiate le polemiche intorno alla possibilità che mettendo sotto osservazione costi tutto sommato non “lussuosi” come quelli sopra citati, si possano effettivamente scoprire eventuali evasori. A questo proposito però l’Agenzia delle entrate ci ha tenuto a ribadire quali sono i criteri con cui verranno utilizzati i dati in questione. Innanzitutto, come accennato, le eventuali verifiche scatteranno solo in casi particolari, e cioè quando dovesse essere rilevato uno scostamento superiore al 20% tra spese sostenute e reddito dichiarato. Se anche però ciò dovesse avvenire, in ogni caso il contribuente, in prima battuta, verrebbe chiamato “bonariamente” a spiegare a voce le incongruenze contattate.

Allarme redditometro, scattano i primi controlli


A questo proposito potrebbe tornare utile quindi conservare eventuali “pezze d’appoggio” per confermare materialmente le tesi sostenute. Soltanto nel caso le giustificazioni addotte dovessero essere considerate insufficienti, allora il contribuente preso di mira verrebbe sottoposto ad un accertamento con adesione. Nella stessa circolare l’Agenzia delle entrate ha poi confermato la cancellazione delle voci di spesa che avrebbero dovuto essere calcolate sulla base delle medie Istat. I dati in questione erano stati oggetto di aspre polemiche nei mesi scorsi e dunque il fisco a deciso di soprassedere. In questo senso invece l’unico criterio statistico che verrà sfruttato sarà quello che permetterà il calcolo di spese inerenti immobili di proprietà o beni mobili regolarmente registrati.

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