Petrolio ai minimi: perché il prezzo della benzina non cala

È colpa sempre delle accise se in Italia, nonostante il greggio abbia raggiunto quotazioni molto basse, i costi alla pompa scendano di poco

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– Credits: Imagoeconomica

Giuseppe Cordasco

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Ci risiamo, ancora una vota scatta immutabile un meccanismo perverso che tutti gli automobilisti italiani conoscono da anni: il prezzo del petrolio scende, e anche di molto passando dai circa 100 dollari a barile di giugno agli attuali 72 dollari, ma quelli della benzina e del gasolio seguono con grandissima fatica questo trend, e se calano lo fanno proporzionalmente di pochissimo. Se si consulta infatti l'archivio del ministero dello Sviluppo e si considera lo stesso periodo, si scopre che a giugno il prezzo medio della benzina al consumo era di 1,74 euro al litro a fronte di un prezzo medio a ottobre pari a circa 1,70 euro. Sulla stessa lunghezza d'onda il gasolio, che a giugno veniva venduto mediamente a 1,63 euro e a ottobre ha viaggiato intorno a 1,59 euro. Un meccanismo che in questi giorni forse più di altre volte sta balzando prepotentemente all’attenzione di milioni di italiani che si recano ai distributori con speranze di risparmio puntualmente mortificate.

Benzina, nuovi aumenti e la colpa è del bancomat


Le ragioni della caduta attuale del prezzo del greggio si devono in particolare modo agli sforzi che l’Arabia Saudita ha compiuto in sede di Opec, per convincere altri importanti membri dell’organizzazione, come Iran e Venezuela, a non abbassare il livello di produzione nonostante i prezzi da giugno siano calati, come più sopra accennato, ben del 30%. La decisione, che diversi analisti consideravano scontata, ha avuto un immediato effetto sui mercati, dove Brent e Wti, parametri di riferimento del costo mondiale del greggio, sono crollati ai minimi dal 2010. Nonostante ciò però, come detto, l’Opec ha deciso di mantenere invariata la produzione, lasciandola a 30 milioni di barili al giorno.

Benzina, sui costi l'ombra di contrabbando e mercato cinese


Musica quindi per le orecchie di tutti gli automobilisti che, come detto, si attendevano cali molto vistosi dei prezzi di benzina e diesel. Ma l’Italia, è noto, sul fronte dei prezzi dei carburanti presenta una particolarità rispetto a tanti altri Paesi: il peso enorme delle accise, che ovviamente non variano al variare del prezzo del petrolio. E’ per questo che, dovendo fare i conti con una componente fiscale che ormai spesso supera il 60% del prezzo finale, i distributori hanno buon gioco nel giustificarsi per i mancati cali significativi.

In tutti gli automobilisti italiani resta però sempre un dubbio di fondo: non ci si spiega perché quando il fenomeno viaggia al contrario, ossia quando il petrolio si rivaluta sui mercati internazionali, non solo gli adeguamenti di prezzo alla pompa avvengono con una sospetta tempestività, ma gli aumenti sono spesso anche molto più marcati. Insomma, il carico fiscale, che pure c’è ed è sicuramente un problema, non basta a spiegare fino in fondo fenomeni di contenimento della caduta dei prezzi alla pompa che spesso appaiono palesemente artificiosi.

Benzina, sono le accise a far lievitare i prezzi


Il risultato è che in questi giorni le medie ponderate nazionali dei prezzi tra le diverse compagnie in modalità servito viaggiavano secondo questi valori: benzina a circa 1,73 euro/litro, diesel a circa 1,65 euro/litro, gas Gpl a circa 0,71 euro/litro, e metano a 0,99 euro/kg. E a nulla valgono le precisazioni dell'Unione pertrolifera, secondo cui in realtà il prezzo industriale di benzina e gasolio sarebbe sceso rispettivamente di circa 11 e 13 centesimi. Quel che conta per gli automobilisti infatti è il prezzo finale alla pompa e qui gli effetti delle accise si fanno sentire in maniera poreponderante contribunedo a tenere comunque alti i valori tanto della benzina che del diesel.

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