Perché il nuovo Isee penalizza i disabili

Le associazioni di settore contestano la norma che include pensioni d'invalidità e indennità di accompagnamento nel calcolo del reddito totale

Isee

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Giuseppe Cordasco

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“Una misura finanziariamente inutile, legalmente illegittima, moralmente vergognosa”. Non usa mezzi termini, Mario Barbuto, presidente dell’Uici, l’Unione italiana ciechi e ipovedenti, per attaccare la norma che nell’andare a disegnare il nuovo Isee in pratica include le pensioni di invalidità e le indennità di accompagnamento nel calcolo del reddito totale di riferimento. Una misura che mette seriamente a rischio la possibilità, per molti disabili, di usufruire gratuitamente o a costi contenuti, di una serie di servizi pubblici forniti proprio sulla base della situazione reddituale delle famiglie, così come rilevata dall’Isee appunto. Secondo Barbuto è quindi “indispensabile pervenire alla cancellazione totale e tempestiva della norma che si è rivelata tanto iniqua quanto inefficace, penalizzando le persone in condizione di disabilità, con particolare accanimento nei confronti di quei cittadini colpiti da disabilità aggiuntive o plurime”.

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In realtà per il momento le misure in questione risultano sospese dopo che il Tar del Lazio nel febbraio scorso ha accolto, pur parzialmente, tre ricorsi presentati contro il decreto del Presidente del Consiglio (Dpcm) 159/13 e cioè proprio il Regolamento concernente la revisione delle modalità di determinazione e i campi di applicazione dell’Indicatore della situazione economica equivalente, ossia l’Isee. Peccato però che nel frattempo il ministero del Lavoro abbia deciso di impugnare la sentenza del Tar ricorrendo al Consiglio di Stato per chiedere che la norma in questione venga resa di nuovo operativa. Una scelta che ha sorpreso non poco il mondo della disabilità, che quindi con gran forza sta rinnovando il proprio appello affinché l’esecutivo desista dal proprio intento. “Noi – dice ancora Barbuto – proponiamo invece di sostituire l'annunciato ricorso al Consiglio di Stato con un più positivo ricorso a una modesta quota del ‘tesoretto’ emerso di recente, in sede di definizione del Documento di economia e finanza”.

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Uno sforzo questo del mondo della disabilità che in queste ore ha trovato una sponda politica nel Movimento Cinque Stelle. In una lettera aperta i parlamentari pentastellati chiedono infatti a tutti i deputati e senatori della maggioranza, di indurre il governo alla ragionevolezza, facendolo astenere dall’impugnare di fronte al Consiglio di Stato la sentenza del Tar che boccia i nuovi requisiti punitivi per i disabili. "Riteniamo – scrivono tra l’altro i parlamentari 5 Stelle - che l'unica soluzione equilibrata consista nel correggere urgentemente l'errore iniziale: cambiare cioè l'articolo 5, comma 1, del Decreto 201/11 convertito dalla Legge 22 dicembre 2011 n. 214, escludendo così le provvidenze assistenziali di qualsiasi natura dai redditi rilevati ai fini del calcolo del nuovo Isee". Vedremo se questo ulteriore appello servirà a far cambiare idea all’esecutivo su una questione che potrebbe risultare di vitale importanza per migliaia e migliaia di disabili.

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