Tasse

Patrimoniale Cisl, ecco le famiglie che verrebbero colpite

Nella riforma del fisco presentata dal sindacato c’è una nuova tassa sulla ricchezza che interesserebbe però solo i grandi patrimoni

Annamaria Furlan

Annamaria Furlan, segretario generale della Cisl – Credits: ANSA/MOURAD BALTI TOUATI

L’introduzione di una tassa sulla grande ricchezza è sicuramente uno dei passaggi più interessanti del progetto di riforma del fisco presentato dalla Cisl sottoforma di legge di iniziativa popolare. Una riforma che, tra le altre cose, intende estendere i benefici del bonus di 80 euro, introducendone un altro da mille euro destinato a pensionati, lavoratori dipendenti, autonomi e giovani collaboratori. Un programma molto ambizioso che prevede la necessità di reperire circa 30 miliardi di euro per ottenere una copertura finanziaria adeguata. Da qui l’idea di tassare i grandi patrimoni, prevedendo un’imposta progressiva sulla ricchezza netta familiare, escludendo dal computo di questa la prima casa e i titoli di Stato. Un’idea questa che preliminarmente si scontra con le difficoltà materiali che spesso si riscontrano nel nostro Paese quando si tratta di definire in modo certo quali siano le reali ricchezze imputabili ai nuclei familiari.

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È vero infatti, come rilevano dalla stessa Cisl, che esistono indagini statistiche e campionarie effettuate periodicamente da Istat e Banca d’Italia che dovrebbero offrire un quadro verosimile della situazione, ma questi dati però troppo spesso non rappresentano quelli realmente a conoscenza del fisco italiano. Basti pensare soltanto alla ricchezza immobiliare, vero punto di forza delle famiglie italiane, la cui entità reale, rilevata dalle statistiche sopra citate, si scontra con la realtà di un catasto scarsamente aggiornato, e la cui revisione, non a caso, rientra tra gli obiettivi primari della delega fiscale a cui sta lavorando da tempo il governo. Partendo da queste necessarie premesse, è ovvio dunque che risulta arduo stimare quale gettito si potrà ricavare da un’imposta che dovesse colpire i grandi patrimoni. I tecnici della Cisl però, hanno voluto mettere a punto un sistema che perlomeno escluda totalmente le piccole e medie famiglie, e vada a incidere in maniera specifica proprio sulla grande ricchezza. A questo scopo, la nuova tassa è stata così congegnata:

-si prevede l’esenzione totale degli imponibili fino ad un ammontare pari a 500mila euro, con l’esclusione da tale computo della prima casa di abitazione e dei titoli di Stato;

-l’imposta colpirà poi l’ammontare complessivo dei valori mobiliari ed immobiliari con aliquote crescenti su diversi scaglioni di valore;

-l’intero gettito infine verrà unicamente destinato al finanziamento dei maggiori oneri sostenuti per l’estensione dei bonus.

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In riferimento al funzionamento pratico dell’imposta è stato simulato tra l’altro un sistema di imposizione articolato per scaglioni: un’aliquota dell’1 per mille per la parte eccedente i 500mila euro e comunque entro gli 800 mila euro; un’aliquota del 2 per mille per la parte eccedente gli 800mila euro ma comunque entro il milione di €; un’aliquota del 7 per mille per la parte di imponibile eccedente il milione di euro.
Per quanto riguarda poi la platea delle famiglie interessate da questa ipotesi di intervento, dalla Cisl precisano che solo il 4,1% delle famiglie italiane ha una ricchezza netta, escludendo prima casa e titoli di Stato, superiore alla soglia di esenzione di 500mila euro. L’aliquota più elevata, quella applicata alla ricchezza netta eccedente il milione di euro, interesserebbe poi appena l’1,5% delle famiglie italiane, le quali possiedono ben il 40,5% della base imponibile complessiva. In pratica quindi, ben il 97% del gettito dell’imposta sarebbe pagato dalle famiglie con ricchezza netta maggiore di un milione di euro.

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