Partite Iva, le tre richieste dei commercialisti

L’ Ungdcec chiede di rivedere tassazione unica e livello del reddito per i minimi, insieme al peso previdenziale della gestione separata Inps

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Giuseppe Cordasco

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Non si placano le polemiche e le discussioni intorno al futuro fiscale e previdenziale delle partite Iva, in particolare di quelle che aderiscono al regime dei minimi e alla gestione separata dell’Inps. Non passa giorno infatti che non si alzi una voce a chiedere una profonda revisione delle decisioni adottate recentemente in materia dal governo. Richieste che tra l’altro si fanno forti delle ammissioni di responsabilità fatte nelle settimane scorse dallo stesso presidente del Consiglio Matteo Renzi, che ha parlato esplicitamente di “autogol”, e dallo stesso ministro del Lavoro Giuliano Poletti che ha annunciato di voler al più presto rivedere le norme approvate sulle partite Iva.

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Ultimo, ma quanto mai significativo grido d’allarme, quello lanciato in questi giorni dall’Ungdcec, l’Unione nazionale dei giovani dottori commercialisti e degli esperti contabili. I professionisti del fisco, che meglio di tutti conoscono le problematiche delle milioni di partite Iva che assistono ogni anno, hanno diffuso infatti un sollecito scritto affinché il governo metta nuovamente mano alle disposizioni contenute nella legge di Stabilità 2015 attraverso un “correttivo urgente volto a rendere più equo e meno discriminatorio l’intervento sui minimi”. Tenendo infatti conto delle ultime leggi approvate che in pratica ridisegnano il regime dei minimi, introducendo un’aliquota unica al 15%  e stabilendo tetti di reddito più bassi e diversificati per attività, in pratica i commercialisti propongono di tornare, almeno su alcuni punti, alle disposizioni del vecchio regime.

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L’Ungdcec infatti, nella sua allarmata istanza, chiede direttamente al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, un immediato intervento “volto quantomeno a ripristinare l’imposta sostitutiva al 5%” e a uniformare, per ogni settore di attività contraddistinto in base ai codici Ateco, il limite di ricavi o compensi percepibili ai fini dell’accesso e della permanenza nel regime (portandolo comunque ad un valore non inferiore a 30mila euro), riducendo le percentuali di redditività e rendendole standard per ogni settore di attività. I giovani commercialisti poi intervengono su un’altra questione scottante, quella riguardante il carico previdenziale sopportato da quelle partite Iva che aderiscono forzatamente, non avendo ordini professionali di competenza, alla gestione separata dell’Inps. In questo caso l’Ungdcec sollecita infatti il ripristino anche per il 2015 dell’aliquota al 27,72%, che invece per legge dovrebbe aumentare addirittura di tre punti percentuali.

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