Partite Iva, ecco le nuove aliquote Inps

Nonostante il governo abbia annunciato modifiche, l’Istituto di previdenza certifica l’aumento della contribuzione dal 27 al 30%

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Giuseppe Cordasco

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L’Inps non perde tempo e, nonostante il governo abbia annunciato di voler rivedere la materia, ha reso note, attraverso la circolare n.27, le “Aliquote contributive, massimale e minimale di reddito per l’anno 2015” per gli iscritti alla Gestione separata. Una notizia attesa con ansia da circa 1,3 milioni di partite Iva che in questo modo vedono certificato un aumento di tre punti percentuali del proprio carico contributivo, così come annunciato da tempo.

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Nel documento ufficiale dell’Inps infatti si stabilisce che per gli iscritti non assicurati presso altre forme pensionistiche obbligatorie né pensionati, siano essi collaboratori “parasubordinati” o lavoratori autonomi con partita Iva appunto, l’aliquota contributiva previdenziale per il 2015 è elevata al 30%, cui va aggiunto il contributo dello 0,72% a titolo assistenziale (per il finanziamento delle prestazioni di maternità, malattia e congedo parentale), per un totale del 30,72%. Si tratta come detto, di un aumento secco del 3%, visto che fino al 2014, l’aliquota in questione era fissata al 27,72%. Per correttezza va però segnalato che in effetti, la legge Fornero, che aveva previsto il rincaro dei contributi previdenziali della Gestione separata dell’Inps, prevedeva un graduale aumento di uno-due punti all’anno. Solo che nel 2014, un provvedimento legislativo ad hoc, lasciò invariata la percentuale, facendo scattare per quest’anno un improvviso rialzo complessivo di tre punti.

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La materia, come detto però, è molto controversa, e le polemiche, che arrivano soprattutto da settori del lavoro autonomo, non riguardano solo il fatto che per quest’anno ci sia da mettere in conto un rincaro percentuale di tre punti. La contestazione pende infatti di mira anche il valore assoluto attuale del carico previdenziale, quel 27,72% che in molti casi rappresenta più del doppio di quello che pagano le altre partite Iva, dotate però di propria cassa autonoma previdenziale. Secondo molti insomma, quella in atto sarebbe una vera e propria discriminazione tra lavoratori autonomi, con professionisti con casse autonome, come avvocati, geometri, architetti e ingegneri, che pagano un determinato ammontare sul fronte previdenziale, e iscritti alla Gestione separata Inps che invece si vedono vessati da carichi che, come detto, il più delle volte sono il doppio degli altri. Il governo, proprio alla luce di queste considerazioni, avrebbe in programma, come accennato, di mettere mano alla questione all’interno della delega fiscale in approvazione il prossimo 20 febbraio.

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Verrebbe da dire però che mentre il medico studia, il malato muore, visto che l’Inps, nel pieno rispetto ovviamente delle attuali norme, è andata comunque avanti con la pubblicazione delle nuove pesanti aliquote. Tra l’altro la stessa fatidica circolare n. 27 sopra menzionata, riporta anche l’importo minimo di contributi da versare al fine di maturare un’anzianità contributiva coincidente con tutto l’anno solare in cui sia stata svolta l’attività soggetta a contribuzione. Nel caso specifico, tale minimale si determina applicando le aliquote della Gestione separata al minimale di reddito per artigiani e commercianti, pari, nel 2015, a 15.548 euro. Ne consegue che per il 2015 questo valore è pari a 4.776,35 euro che, per molti lavoratori autonomi, rappresenta senza dubbio un vero salasso. Vedremo ora se queste comunicazioni dell’Inps spingeranno il governo ad intervenire più velocemente e con più determinazione sulla materia: ad augurarselo sono più di un milione di piccole partite Iva.

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