Paradisi fiscali: la "super banca parallela" degli evasori

Oltre 200 miliardi di euro nascosti al Fisco. 60 miliardi sono emersi con l'ultima regolarizzazione. Da quest'anno più facile lo scambio di informazioni

La frontiera tra Italia e Svizzera – Credits: (Credits: Matteo Bazzi/Ansa)

Massimo Morici

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Con oltre 200 miliardi di euro, i paradisi fiscali sarebbero la terza banca italiana per asset. Un "super istituto" al riparo dal Fisco, dove custodire guadagni, leciti ma spesso illeciti, eredità e quant'altro si voglia nascondere all'Agenzia delle entrate.

Paradisi fiscali, paradisi per gli evasori appunto. Peccato che sempre più spesso i nomi dei "furbetti" di casa nostra finiscano sui media di mezzo mondo: è successo a 7.000 italiani inclusi nella lista Falciani (da cui è nata l'inchiesta Swissleaks), che attraverso un sistema escogitato dalla filiale della banca britannica HSBC di Ginevra hanno potuto evadere il Fisco nascondendo i propri capitali in conti intestati a società basate nei paradisi fiscali.

La replica in questi giorni con i cosiddetti Panama Papers: un nuovo elenco di nomi e cognomi, che non di rado compaiono anche nell'altra lista, quella spifferata dall'informatico Henry Falciani.

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Vita dura per gli evasori
Il messaggio, se non altro, per gli evasori è chiaro: nascondere soldi fuori confine sarà sempre più difficile nell'era dominata da Internet.

Certo, lo sputtanamento non è garantito, ma se capita è su scala globale. E al clamore seguono le indagini. Il can-can mediatico spinge di solito giudici e inquirenti a premere sull'acceleratore ed è facile finire sotto torchio se si è tirati in ballo dalle inchieste giornalistiche.

Ma quanti sono gli italiani che nascondono i soldi all'estero e quanti soldi si trovano illecitamente custoditi fuori confine?

Una risposta certa, ovviamente, non c'è. Le stime divulgate da Bankitalia nel 2014, molti esperti le considerano per difetto, parlavano di 124-194 miliardi di euro, di cui il 60% in Svizzera.

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Il successo della voluntary disclosure
Dalla Confederazione, però, stanno tornando indietro parecchie valige piene di contanti grazie alla voluntary disclosure, il meccanismo per la regolarizzazione dei capitali non dichiarati conclusosi lo scorso 30 novembre, che permetterà allo Stato di recuperare un gettito di 4 miliardi di euro.

Vi hanno aderito circa 127.000 italiani, secondo i dati divulgati i primi di dicembre dal Mef e Agenzia delle entrate, metà dei quali residenti in Lombardia: avevano nascosto all'estero quasi 60 miliardi di euro, di cui 41 miliardi nei forzieri della Confederazione.

Gli altri paradisi scelti dagli evasori, che nel 2015 hanno deciso lo scorso anno di fare pace col Fisco, sono risultati Montecarlo (7,7% delle attività emerse), Bahamas (3,7%), Singapore (2,3%), Lussemburgo (2,2%) e San Marino (1,9%).
 

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Chi sono i furbetti con i soldi all'estero
Chi sono i 127.000 che hanno partecipato alla voluntary? Nel mucchio troviamo i Paperoni: 326 avevano nascosto attività superiori a 15 milioni di euro; 28.000 una somma compresa tra 300.000 e 3 milioni di euro. 

Non mancano gli italiani del ceto medio – alto che hanno nascosto al Fisco cifre ben più modeste, comprese tra 60.000 e 150.000 euro. È il caso di 23.000 contribuenti che tuttavia hanno deciso di regolarizzare queste somme.

Non senza cattive sorprese. Le banche di San Marino, da cui sono rientrati poco più di 1 miliardo di euro, come riportava nei giorni scorsi il quotidiano giuridico economico Italia Oggi, stanno congelando i conti aperti a clienti italiani che hanno aderito alla regolarizzazione per "sospetta attività di riciclaggio".

Conviene ancora affidarsi agli "spalloni" con il rischio di sporcarsi la fedina penale? Al di là dell'iniziativa (pur legittima) degli istituti sanmarinesi che potrebbe spingere i clienti italiani a non collaborare più col Fisco, è bene ricordare che a partire da quest'anno le autorità di 90 paesi (tra cui noti paradisi fiscali come Svizzera, Jersey e Guernsey) cominceranno a scambiarsi in modo automatico le informazioni ottenute dalle banche.

Niente più segreti, quindi, su conti finanziari, ma anche sui nomi e cognomi dei titolari dei medesimi.

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