Crescita: la ricetta dell'Ocse in quattro punti

L'Italia per ripartire deve ridurre le aliquote, migliorare l'istruzione universitaria, privatizzare i servizi locali e rendere più flessibile il lavoro

Un banco del mercato della frutta a Pisa (ANSA/FRANCO SILVI)

Massimo Morici

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Aumentare la flessibilità sul mercato del lavoro, migliorare l'istruzione universitaria, abbassare il cuneo fiscale (quando è possibile) e rendere più efficiente il sistema tributario, proseguire sulla strada delle liberalizzazioni.

Le raccomandazioni che l'Ocse fa all'Italia nel lungo rapporto biennale Going for Growth 2013 ribadiscono l'importanza delle riforme strutturali per riprendere la strada della crescita.

Una ricetta che, del resto, la classe politica conosce bene, anche perché non si discosta molto dal contenuto dell'ormai nota lettera della Bce (firmata da Trichet e Draghi) che ha costituito la base del programma del governo tecnico guidato da Mario Monti .

Ecco quindi i quattro punti più "importanti", secondo l'organizzazione, "perché stimolano la crescita e il benessere, ma anche perché possono restituire respiro alle politiche macroeconomiche".

Meno tasse alle imprese

Che il fisco sia uno dei principali pesi che rallentano lo sviluppo del nostro Paese, l'Ocse lo scrive a chiare lettere nel rapporto: "Il cuneo fiscale sui lavoratori a basso reddito è elevato, il codice fiscale è estremamente complicato e l'evasione è alta".

Pur ammettendo che alcuni aumenti siano necessari (nel rapporto vengono ricordate le imposte indirette e l'introduzione dell'Imu ), l'organizzazione rileva che l'Italia deve ridurre "le distorsioni e gli incentivi all'evasione diminuendo le alte aliquote fiscali nominali", tassare "una più ampia gamma di esternalità ambientali" e riaffermare "la volontà di evitare i condoni".

Infine, "quando la situazione fiscale lo permette, ridurre la tassazione diretta sul lavoro".

Licenziamenti facili, ma più soldi in tasca ai lavoratori

L'Italia deve "proseguire la riforma del mercato del lavoro rendendo più flessibili le assunzioni e i licenziamenti e accorciando i tempi dei procedimenti giudiziari, realizzando contemporaneamente la rete universale di protezione sociale già in programma".

Certo la tutela del lavoro va riequilibrata, scrive l'organizzazione, ma "spostandola dalla protezione del posto di lavoro a quella del reddito del lavoratore".

Secondo l'Ocse, infatti, in Italia "l'eccessiva tutela del posto di lavoro per alcune forme contrattuali e una rete di protezione sociale piuttosto frammentata hanno creato un mercato del lavoro duale che ostacola una distribuzione efficiente della forza lavoro".

Il riequilibrio tra posto di lavoro e reddito consentirebbe invece di "migliorare la produttività in quanto favorirebbe una migliore distribuzione della forza lavoro verso utilizzi più produttivi".

Inoltre, "una migliore formazione professionale e un migliore sostegno ai programmi di apprendistato possono aiutare ad incrementare il capitale umano e migliorare la distribuzione del reddito, aumentando le prospettive per i lavoratori scarsamente qualificati".

Avanti con le liberalizzazioni

Oltre alle riforme fiscali, l'Ocse chiede anche all'Italia di ridurre le barriere alla concorrenza, "proseguendo con le privatizzazioni ed eliminando i legami di proprietà tra governi locali e fornitori di servizi" e di ridurre i tempi delle cause civili.

Università all'americana

Per alzare il livello dell'istruzione superiore, l'Ocse consiglia di aumentare le tasse universitarie, ma allo stesso tempo di introdurre "un sistema di prestiti per studenti con rimborso condizionato al reddito".

L'organizzazione indica come essenziale il "miglioramento dell'equità e dell'efficienza del sistema scolastico" che "produce scarsi risultati nonostante l'elevato livello di spesa" e che "dovrebbe fare di più per offrire migliori opportunità di formazione alle persone scarsamente qualificate".

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