La riforma delle agenzie fiscali: perché è stata bloccata

Le difficoltà incontrate dal ministro Padoan e le novità (discutibili) sui criteri di selezione dei dirigenti

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Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan ha fornito i dati ufficiali sui rimborsi per le vittime delle banche - Roma, 3 ottobre 2017 – Credits: ANSA/ETTORE FERRARI

Stefano Caviglia

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Il super potere fiscale tenacemente voluto dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan sta trovando una resistenza inaspettata dentro e fuori dal governo. È questo il motivo per cui la riforma delle agenzie fiscali in discussione al Senato, diversamente da ciò che molti avevano previsto, non è comparsa all’interno della legge di Stabilità varata il 17 ottobre.

In queste ore, a quanto risulta a Panorama.it, la materia è oggetto di una complessa trattativa al termine della quale potrebbe imboccare la corsia preferenziale di un emendamento ad hoc (riguadagnando in tal modo il diritto a un’approvazione rapida e sicura), oppure seguire il normale iter parlamentare, con probabile slittamento alla prossima legislatura.

La principale ragione di questa battuta d’arresto è la resistenza alla creazione per le agenzie fiscali di un comparto di contrattazione sindacale esterno al resto della Pubblica amministrazione, che in quanto tale non piace al ministro Marianna Madia e ai sindacati confederali.

La selezione dei dirigenti

Ma nel disegno di legge ci sono cose ben più discutibili di questa, di cui al momento quasi nessuno sembra occuparsi. Anzitutto la norma secondo cui per selezionare i propri dirigenti “le agenzie sono autorizzate a effettuare concorsi riservati al personale in servizio presso l’agenzia che bandisce il concorso”. Significa che d’ora in poi i dirigenti delle agenzie fiscali, diversamente da questo avviene nel resto della Pubblica amministrazione italiana, potranno essere tutti allevati “in casa”.

Il tema è assai meno banale quanto possa sembrare. I dirigenti delle agenzie fiscali sono quelli a cui spetta di decidere come e dove effettuare i controlli sull’evasione.

La corruzione

Non per niente negli episodi più gravi di corruzione fiscale è quasi sempre coinvolto un dirigente, come si può facilmente constatare scorrendo le cronache degli ultimi anni. Proprio su questo il sindacato di dirigenti Dirpubbica sta aprendo un fronte di dura polemica con i vertici del fisco italiano.

“Quando si parla di corruzione” ha detto nell’audizione in Commissione Finanze del Senato il segretario del sindacato dei dirigenti Dirpubblica Giancarlo Barra “l’Agenzia delle entrate dice che il fenomeno riguarda solo lo 0,2 per cento dei suoi dipendenti. Ma la proporzione delle mele marce va calcolata con le altre mele, non con tutta la frutta. Stiamo facendo conteggi accurati che richiederanno ancora qualche giorno, ma possiamo già dire che sui 283 dirigenti di ruolo la percentuale di quelli coinvolti in storie di corruzione è di molte volte più alta”.

È contestato anche l’articolo della riforma per cui nei concorsi futuri si darà “particolare rilievo alle esperienze lavorative pregresse”, le cui implicazioni si comprendono solo ricordando la spinosa faccenda che tiene sulla corda le agenzie fiscali ormai dal 2015.

In quell’anno la Corte Costituzionale dichiarò che oltre 1.200 promozioni di dirigenti fra Agenzia delle entrate (la grande maggioranza) delle Dogane e del Territorio erano illegittime in quanto avvenute senza concorso, dunque violando l’articolo 97 della Costituzione (“Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, tranne i casi previsti dalla legge”).

La retrocessione di tutti quei dirigenti fu una grana di prima grandezza per il sistema fiscale. Come l’hanno affrontata i vertici burocratici responsabili del pasticcio? Assegnando posizioni operative speciali, spesso a tempo determinato, a molti di quelli che la sentenza aveva fatto decadere. Nel frattempo il Parlamento ha dato loro una mano, sia spostando più volte i termini stabiliti per svolgere i concorsi per dirigenti (mai tenuti finora in 17 anni di vita delle agenzie fiscali) sia con proroghe delle posizioni a tempo che hanno consentito agli incaricati di restare in sella fino ad oggi.

È questa l’autonomia che serve per combattere l’evasione fiscale? “Ma quale lotta all’evasione!”, sbotta il segretario generale aggiunto del Dirstat, altro sindacato dei dirigenti pubblici, Paolo Boiano. “Qui il vero obiettivo è aggirare la sentenza della Corte Costituzionale, assicurando due eccellenti condizioni per i beneficiari degli incarichi illegittimi nei concorsi futuri: niente concorrenti dall’esterno e un bel margine di vantaggio sugli interni, in quanto i titoli maturati con quegli incarichi o con le successive posizioni operative li metteranno una spanna più in alto”.

Per evitare questa situazione il regolamento approvato a giugno scorso dal ministero dell’Economia per i nuovi concorsi nelle agenzie fiscali prevede selezioni solo per esami e senza titoli. Ma se viene approvata la riforma quel decreto ministeriale sarà come non fosse mai esistito.

Le quote di dirigenti esterni

La ciliegina sulla torta è rappresentata dalle nuove quote di dirigenti che si potranno assumere dall’esterno (a tempo determinato ma con possibilità di rinnovo), saltando a piè pari i concorsi.

La storia di questa pratica merita di essere ricordata: l’origine è nella legge Bassanini (d.lgs. 165, art. 19 comma 6) che nel 2001 ha consentito in tutta l’Amministrazione di reclutare dall’esterno dirigenti con competenze non disponibili in casa, fino a un massimo del 5 per cento, poi innalzato nel 2009 all’8 per i dirigenti di prima fascia e al 10 per la seconda.

Ma successivamente è invalsa un’interpretazione alquanto allegra della norma, in virtù della quale diversi funzionari dell’Agenzia delle entrate sono stati prima messi in aspettativa e poi assunti “dall’esterno” come dirigenti.

Ora la riforma in discussione, innalza quelle quote, solo per la agenzie fiscali, rispettivamente al 15 e al 20 per cento. L’allora ministro della Funzione Pubblica Franco Bassanini ha già dichiarato a Panorama.it che considerava lo spirito della sua riforma tradito dalle più recenti modalità di applicazione. Che cosa penserà ora che le sue quote sono state addirittura triplicate?

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