Iva, le cinque tasse che coprono il rinvio

Ecco come cambieranno Irpef, Ires, Irap, imposta di bollo e tassa sulle sigarette elettroniche

(Credits: Imagoeconomica)

Giuseppe Cordasco

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Si tampona un buco e si apre una falla. Verrebbe voglia di derubricare così il senso della manovra con cui il governo ha, da una parte deciso di rinviare l’aumento dell’Iva di tre mesi (prorogabili eventualmente a sei) e dall’altra, per trovare le coperture necessarie a questa operazione, imposto nuovi sacrifici a imprese e cittadini . Come definire infatti se non sacrifici, le tre mosse messe in campo dall’esecutivo per rastrellare quel miliardo di euro che rappresenta a grandi linee il mancato gettito di un punto di aumento dell’Iva in tre mesi? Si tratta di un mix in cui vanno a braccetto l’aumento di una serie di acconti fiscali, quelli di Irpef, Ires e Irap, il pesante rincaro della tassazione sulle sigarette elettroniche e il via libero al rialzo dei prezzi dell’imposta di bollo, già previsto in verità da un decreto precedente, ma il cui gettito verrà comunque in parte utilizzato proprio per coprire i mancati introiti dell’Iva.

IVA, AUMENTO INEVITABILE

Entrando nel merito dei singoli provvedimenti applicati, soprattutto quando si parla di versamenti di imposte, si scopre poi che in futuro dovremo confrontarci con un concetto del tutto nuovo di acconto. Come si fa infatti a considerare tale, un versamento che rappresenta il 100% se non addirittura il 110% del dovuto? Eppure è quello che è stato deciso, e non si può che considerarlo il solito artificio fiscale che, giocando con le parole, impone ai contribuenti esborsi anticipati molto più salati. Si parte infatti con l’aumento dal 99 al 100 per cento dell'acconto Irpef e Irap versato a decorrere dall'anno d'imposta in corso al 31 dicembre 2013, da persone fisiche e società di persone.

AUMENTO IVA RINVIATO, IMPRESE IN ALLARME

Il menù continua poi con l'aumento dal 100 al 101 per cento dell'acconto Ires e Irap versato dalle persone giuridiche. Anche in questo caso la misura si applicherà al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2013. Ma non finisce qui, perché il decreto del Governo prevede anche un aumento dell’acconto che le banche sono tenute a versare sulle ritenute sugli interessi e i redditi da capitale. In questo caso l’acconto per il periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2013 passa addirittura dal 100 al 110 per cento.

Il fumo si conferma poi inesorabilmente uno degli obiettivi più graditi dal fisco. E se una volta si colpivano le sigarette, ora a finire nel mirino dei tecnici delle Finanze è stata invece la sigaretta elettronica. Quella che rappresenta una delle mode più in voga attualmente nel nostro Paese si era già salvata una volta da un inasprimento fiscale che sarebbe servito a finanziare il decreto sui debiti della pubblica amministrazione. Questa volta però la scure dell’erario è calata senza esitazioni,e ha preso così forma la tassa sulle sigarette elettroniche che sarà pari al 58,3% del prezzo di vendita, con la precisazione però che le nuove entrate si vedranno solo a partire dal 2014.

SIGARETTE ELETTRONICHE, PREZZI ALLE STELLE

Infine, e non si può certo parlare di dulcis in fundo, da ieri sono scattati anche gli aumenti dell’imposta di bollo. E’ vero che si tratta di una misura adottata da un decreto precedente, ma comunque le risorse raccolte in parte serviranno anch’esse a scongiurare l’aumento dell’Iva. Nello specifico ricordiamo che i vecchi importi fissati a 1,81 euro e 14,62 euro sono saliti rispettivamente a 2 e 16 euro. Ad essere interessati saranno nel primo caso ad esempio le fatture che contengono importi non assoggettati ad Iva e gli estratti conti o altri documenti di accreditamento o addebitamento per somme superiori a 77,47 euro. Nel secondo invece gli atti rogati o autenticati da un notaio o altro pubblico ufficiale e le scritture private che disciplinino rapporti giuridici di ogni specie.

Uno scenario complessivo in cui in maniera evidente dunque a pagare saranno soprattutto le imprese. E non è un caso allora se il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi abbia commentato amaramente che con l'aumento degli acconti Irpef le aziende, ma anche le famiglie, finanzieranno lo Stato per una misura che il numero uno degli industriali definisce “non prioritaria”, rispetto ad esempio al pagamento dei debiti della pubblica amministrazione e a un intervento sul costo del lavoro.

PAGAMENTI PA, BOCCATA D'OSSIGENO PER LE IMPRESE

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