Iva: quanto ci costerà l'aumento e quanto incasserà il governo

 Il conto della spesa di ogni famiglia salirà in media 80-100 euro all'anno, mentre l'esecutivo punta a incassare 4 miliardi

Il ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, fischiato ieri all'assemblea di Confcommercio per l'aumento dell'iva (Credits: Giuseppe Lami/Ansa)

Andrea Telara

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Vino, elettrodomestici, automobili e vestiti. Sono soltanto alcuni dei beni di consumo che fra poche settimane potrebbero costare di di più. Colpa dell'imminente aumento dell'iva, la cui aliquota ordinaria dovrebbe salire (ma il condizionale è d'obbligo) dal 21 al 22%, a partire dal primo luglio. Si tratta di una scelta che al momento è inevitabile, almeno a sentire il ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, che per questa affermazione si è preso però una bordata di fischi all'assemblea generale di Confcommercio.

IVA, I TIMORI DEI CONSUMATORI

Secondo Zanonato, l'esecutivo non può infatti rinunciare ai circa 4 miliardi di euro di gettito, generati proprio dall'incremento di un punto dell'imposta sul valore aggiunto, che è stato deciso nella precedente legislatura dal governo Monti. A ben guardare, le stime sulle maggiori entrate rischiano di essere ottimistiche visto che, già nel 2011, l'iva è stata ritoccata all'insù di un punto (dal 20 al 21%) e le entrate per le casse pubbliche sono state assai deludenti: invece di aumentare, lo scorso anno sono diminuite di 3,5 miliardi di euro, complice il crollo dei consumi delle famiglie.

TUTTI I NUMERI DELL'AUSTERITY

Mentre centrodestra e centrosinistra spingono per evitare l'aumento e mentre i ministri economici sono impegnati a far quadrare i conti, le associazioni di categoria hanno già fatto molte stime sugli effetti del rincaro dell'imposta sul bilancio delle famiglie. La Cgia (la confederazione degli artigiani di Mestre) ha calcolato che, nel prossimo semestre, il carrello della spesa diventerà più costoso di 44 euro per i nuclei familiari di 3 persone e di 51,5 euro per quelli con 4 componenti. Su base annua, invece, gli aumenti medi saranno compresi tra 88 e 102 euro circa.

Ovviamente, non tutti i consumatori pagheranno le stesse cifre. Va ricordato, infatti, che l'aumento riguarderà soltanto l'imposta ordinaria e non quella agevolata sui generi di prima necessità come alcuni alimenti (pane, pasta, formaggi e verdura), oppure le case adibite ad abitazione principale, che conserveranno l'iva al 4%. Le aliquote rimarranno invece invariate all'attuale 10% anche per altri beni e di servizi intermedi come la carne, il pesce, i medicinali o il caffè del bar.

GLI AUMENTI IN VISTA

I rincari si concentreranno invece su alcuni generi in commercio giudicati un po' più “superflui” (anche se numerosi) come appunto gli elettrodomestici, il vino, gli oggetti hi-tech, i vestiti o i veicoli a motore. Ecco qualche esempio concreto: un'auto che oggi costa 15mila euro (iva compresa), con la nuova imposta al 22% costerebbe 15.120 euro circa. Il rincaro di una bottiglia di vino da 10 euro sarebbe invece di 8 centesimi mentre per un computer da 500 euro (sempre iva compresa) vi sarebbe un aumento di 4 euro circa. Si tratta di piccole cifre che, messe tutte assieme, rappresentano però un peso per il bilancio delle famiglie e per l'intera economia italiana, come è già avvenuto nel 2011 e nel 2012.

MA QUANTE TASSE PAGHIAMO DAVVERO?

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