Iva, sì al rinvio ma l’aumento comunque arriverà. Ecco perché

I soldi dell'imposta servono per far quadrare i conti pubblici. Che tra arretramento del pil e minor gettito fiscale, stanno soffrendo

(Credits: Imagoeconomica)

Giuseppe Cordasco

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Rinvio doveva essere e rinvio è stato, ma non fino a fine anno come preventivato da qualcuno. Il blocco dell’impennata dell’Iva di un punto, dal 21% al 22%, è stato infatti posticipato di soli tre mesi, ossia fino alla fine di settembre. In queste condizioni dunque dal primo ottobre ridiventerà reale il pericolo dell’aumento dell’imposta che tanto fa tremare consumatori e commercianti. “E’ bene però che cominciamo a prendere atto fin d’ora che, nella situazione attuale, l’incremento dell’Iva sarà inevitabile”. E’ questo il commento perentorio di Alessandro Santoro, economista dell’Università Bicocca di Milano, esperto di questioni fiscali. Il suo ragionamento d’altronde si basa su  freddi e incontrovertibili numeri, che dicono chiaramente quanto traballanti siano i conti pubblici del nostro Paese.

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“Innanzitutto – dice Santoro – l’Istat ha certificato un arretramento del Pil che nei primi tre mesi è stato dell’1,6 %, contro il -1,2% messo in preventivo dal governo. A questo si aggiunge poi il calo del gettito fiscale che, complice la crisi, è stato anch’esso rilevante in questo primo periodo dell’anno”. Stante dunque queste condizioni, è chiaro che potrebbe essere difficilissimo rispettare il vincolo di bilancio che prevede l’ormai famigerato rapporto del 3% tra deficit e Pil. “La previsione è che sforeremo – annuncia Santoro – e quindi a maggior ragione non potremo permetterci di rinunciare alle entrate derivanti dall’aumento dell’Iva. D’altronde, è vero che a livello comunitario siamo usciti dalla procedura di infrazione, ma è anche palese il fatto che abbiamo concordato fin da quest’anno il rispetto assoluto del vincolo del 3%. Una scelta diversa da quella adottata ad esempio dalla Francia, che ha chiesto invece uno slittamento dei termini di rientro di due anni”.

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Ovvio dunque, come accennato dal professor Santoro, che i soldi dell’Iva serviranno a far quadrare i conti. D’altronde stiamo parlando di un gettito di circa 4 miliardi di euro all’anno. Quindi il rinvio di tre mesi dell’aumento presuppone che il governo abbia trovato una copertura di circa un miliardo, una cifra che chissà se sarà possibile rintracciare anche per i mesi che andranno da ottobre a dicembre. “Questo in ogni caso potrebbe essere lo scenario più positivo che riesco ad immaginare – chiosa Santoro  -, ossia che a settembre possa esserci un nuovo rinvio fino alla fine dell’anno. In ogni caso credo però che se non cambiano le condizioni, per l’inizio del 2014 l’aumento dell’Iva scatterà irrimediabilmente”.

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E il cambiamento di condizioni auspicato potrebbe avvenire solo in due modi. Da una parte potrebbe esserci un’improvvisa, quanto improbabile, ripresa economica che possa in soli sei mesi ridare ossigeno alle casse dello Stato. Dall’altro, si può immaginare che l’Italia sfidi l’Europa e decida di sfondare comunque il tetto del 3%, confidando in un clima di maggiore comprensione a livello comunitario. E in questa ottica allora, forse non è un caso che il termine entro cui il governo sarà richiamato a decidere sull’Iva, ossia settembre,coincida proprio con le elezioni che si terranno in Germania. Il 22 settembre infatti i tedeschi saranno chiamati alle urne, e molti si attendono che dal voto possa uscire una maggioranza meno incline a imporre a Bruxelles politiche di austerità, e allora chissà, forse anche uno sforamento di certi vincoli potrà avere conseguenze meno devastanti.

Staremo a vedere, mentre per il momento non si può che esprimere una cauta soddisfazione per questa boccata di ossigeno di cui i consumi potranno beneficiare almeno per tutta l’estate.

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