Tasse

Isee e disabili, cosa fare dopo la decisione del Consiglio di Stato

Ecco come presentare i ricorsi per ottenere un risarcimento sulle dichiarazioni irregolari presentate nel 2015

Montecitorio_Presidio

Giuseppe Cordasco

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Potrebbero essere migliaia i ricorsi che scatteranno in seguito alla decisione del Consiglio di Stato che ha confermato l’orientamento del Tar del Lazio e ha reso giustizia alle persone con disabilità e alle loro famiglie stabilendo che l’indennità di accompagnamento non debba essere valutata come reddito da calcolare nell’Isee. Un vero e proprio smacco per il governo che proprio in seguito a tre diverse sentenze del Tar del Lazio che stabilivano appunto che gli emolumenti a sostegno delle persone con disabilità non potevano essere ricompresi nei redditi di un soggetto, aveva proposto ricorso presso il massimo organo di giustizia amministrativa.

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Ora dunque il Consiglio di Stato ha messo la parola fine a questa vicenda, lasciando appunto aperta la strada ai ricorsi di quei soggetti che nel 2015 si sono visti calcolare nei redditi complessivi anche le indennità di accompagnamento, perdendo in molti casi il diritto a tutta una serie di servizi locali. Ricordiamo infatti che ad esempio gli asili nido, le mense scolastiche e tanti altri servizi forniti dalle amministrazioni locali vengono appunto erogati solo a chi presenta dichiarazioni Isee più basse. Era stato proprio questo meccanismo a spingere tante associazioni del terzo settore che lavorano appunto nel mondo della disabilità a chiedere a gran voce un intervento di carattere giuridico amministrativo che facesse chiarezza su una vicenda che appariva quanto mai paradossale.

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Ed è stato così che il Consiglio di Stato ha stabilito in maniera incontrovertibile che “ricomprendere tra i redditi i trattamenti indennitari percepiti dai disabili significa allora considerare la disabilità alla stregua di una fonte di reddito – come se fosse un lavoro o un patrimonio – e i trattamenti erogati dalle pubbliche amministrazioni non un sostegno al disabile, ma una ‘remunerazione’ del suo stato di invalidità oltremodo irragionevole, oltre che in contrasto con l’art. 3 della Costituzione”. A questo punto i soggetti che si sono sentiti ingiustamente penalizzati nel 2015, possono chiedere dunque il riconoscimento, seppur post datato, della propria corretta situazione reddituale. Per farlo, ad esempio, l’associazione dei consumatori Aduc, propone due tipi differenti di lettere di diffida.

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Una prima, da inviare all’ente erogatore dell’accompagnamento e per visione all’Inps, per chiedere il ricalcolo (relativo all'anno 2015 o a quello presentato per il 2016) ed in base a ciò, intimare le dovute conseguenze economiche, a cominciare dai servizi da cui si è stati magari ingiustamente esclusi proprio per questioni di reddito. La seconda diffida, che riguarda chi, invece, si appresta a depositare l'Isee per l'anno in corso, potrà pretendere l'immediata attuazione delle sentenze del Consiglio di Stato, nel caso con una lettera di messa in mora, da intestare sempre all’ente erogatore dell’indennità e all’Inps per presa visione. In ogni caso non solo le associazioni dei consumatori, ma anche le già citate associazioni operanti nel mondo della disabilità, si sono messe a disposizione per espletare le procedure necessarie a chiedere il risarcimento dei danni causati dall’errato calcolo dell’Isee. In tutto questo inoltre, il governo dovrà con urgenza porre rimedio con un decreto legge ad una situazione che ora, per così come è stata concepita la norma vigente, è stata ritenuta semplicemente incostituzionale dal Consiglio di Stato.

 

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