Tasse

Irpef, iva e detrazioni. Cosa cambia per le famiglie con il dietrofront del governo

I contribuenti perdono fino a 280 euro all'anno di sconti fiscali e guadagnano un po' sul carrello della spesa. Ma c'è lo spettro di un crollo dei consumi

Il premier Mario Monti e il ministro dell'economia, Vittorio Grilli (Credits: Alessandro Di Meo/Ansa)

Via il taglio dell'irpef e un alleggerimento degli aumenti dell'iva. Sono queste le modifiche alla Legge di Stabilità con cui il governo ha dovuto cedere al pressing dei partiti che, da qualche giorno, lavorano intensamente per cambiare il testo della manovra economica. Ora, dopo le correzioni messe in cantiere dall'esecutivo, per le famiglie italiane è mutato il mix tra costi e benefici dei provvedimenti fiscali in via di approvazione. Ecco cosa cambierà per il bilancio dei contribuenti.

LA LEGGE DI STABILITA' IN SINTESI

IRPEF INVARIATA.

Il testo iniziale delle Legge di Stabilità prevedeva il taglio di un punto delle aliquote irpef (imposta sui redditi delle persone fisiche) sui primi due scaglioni di reddito: dal 23 al 22% e dal 27 al 26%.  Il che, avrebbe portato un risparmio fiscale di 150 euro a chi guadagna meno di 15mila euro all'anno e di altri 130 euro, per un totale di 280 euro, a chi un reddito fino a 28mila euro (cioè la maggior parte dei contribuenti). Ora, tutto torna come prima e milioni di famiglie dovranno dire addio all'aumento delle buste paga nette, che sarebbe derivato dalla riduzione dell'irpef.

DETRAZIONI IN AUMENTO.

Una parte delle risorse liberate dal mancato taglio delle tasse dovrebbe essere recuperata aumentando le detrazioni per i figli a carico e quelle per il lavoro dipendente. Il tesoretto a disposizione è di circa 2 miliardi di euro: una cifra ben inferiore ai 4,27 miliardi in più, incassati lasciando invariata l'irpef.  Una parte del maggior gettito servirà infatti per non alzare l'iva sui beni di prima necessità.  E' probabile, dunque, che le detrazioni dell' irpef vengano  concentrate dal governo soprattutto sui redditi più bassi, per importi che sono però ancora da quantificare nel dettaglio. Oggi, chi guadagna meno di 95mila euro ha diritto a una detrazione sull' irpef fino a 800 euro per ogni figlio a carico e fino a 900 per i minori di 3 anni.

Un'altra ipotesi sul piatto è l'aumento delle detrazioni irpef per il lavoro dipendente, allo scopo di tagliare il cuneo fiscale (cioè la differenza tra la retribuzione lorda e netta percepita dai lavoratori). Anche in questo caso, il governo preferirà probabilmente concentrare gli interventi sui redditi medio- bassi. Attualmente, chi guadagna meno di 8mila euro all'anno riceve una detrazione (cioè uno sconto sull'irpef netta da pagare) fino a 1.840 euro, che scende progressivamente all'aumentare del reddito dichiarato. Non è escluso, tuttavia, che il governo scelga di battere un'altra strada: invece di aumentare le detrazioni, l'esecutivo potrebbe utilizzare il tesoretto da 2 miliardi per detassare ulteriormente i premi di produzione liquidati dalle aziende ai propri dipendenti, per i quali sono stati già stanziati 1,6 miliardi di euro.

IL NEGOZIATO SUI PREMI DI PRODUZIONE

IVA MENO PESANTE.

Resterà invariata al 10% l'iva sui generi di prima necessità (in particolare sugli alimenti), per la quale era previsto un aumento di un punto. La decisione del governo consentirà ai consumatori  di risparmiare complessivamente almeno 2,3 miliardi di euro sul conto della spesa, secondo le previsioni di gettito contenute nella stessa Legge di Stabilità. Crescerà invece al 22% l'iva sugli altri beni di consumo (per esempio i vestiti, i motoveicoli, gli elettrodomestici, i tabacchi o la benzina). Questa misura, secondo le stime delle associazioni di categoria del commercio, costerà ai consumatori una cifra complessiva di 2,5 miliardi di euro nel  2013 (quasi 5 miliardi nel 2014) e provocherà una contrazione dei consumi dello 0,9%.

LO SPETTRO SPAGNOLO.

Tuttavia, nel nostro paese aleggia anche lo spettro di crollo dei consumi ben più consistente di quello previsto, sulla scorta di quanto è già avvenuto in Spagna. Secondo le stime di diverse  società di ricerca economica, l'aumento dell'iva nella penisola iberica ha provocato infatti una riduzione delle vendite al dettaglio di ben il 10%, che ha aggravato notevolmente gli effetti della crisi economica. L'intervento del governo di Madrid è stato infatti molto drastico, con un incremento dell'iva di ben 13 punti (dall'8 al 21%), per alcuni generi di consumo come i biglietti degli spettacoli o i servizi di parrucchieri e di 3 punti (dal 18 al 21%) per tutti gli altri beni. Va detto, però, che per molti beni e servizi l'iva spagnola resta comunque più bassa di almeno l'1% rispetto a  quella italiana.

GLI EFFETTI DELL'AUMENTO DELL'IVA

L'IVA E L'EVASIONE FISCALE

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