Tasse

Iri, cos'è e come funziona la nuova tassa sulle imprese

Nel 2017 potrebbe finalmente debuttare un nuovo prelievo unico sulle società e i professionisti, con aliquota del 24%. Ecco di cosa si tratta.

tasse imprese

Andrea Telara

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E' attesa da quasi 10 anni e finalmente potrebbe vedere la luce nel 2017. Si chiama iri (imposta sul reddito imprenditoriale) ed è un nuovo prelievo che dovrebbe colpire tutte le aziende e i professionisti, senza più distinzioni tra società di capitali (per esempio le srl e le spa) e le società di persone. La nascita dell'iri era già prevista nel 2007 ma di fatto non è mai avvenuta per la mancata approvazione dei decreti attuativi. Poi, a reintrodurre questo prelievo ci ha pensato l'ultima legge delega in materia fiscale messa in cantiere nel 2013. Anche in questo caso, però, devono ancora essere approvati i decreti attuativi che potrebbero arrivare con la Legge di Stabilità del 2017, cioè la manovra economica del prossimo anno.

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Ma come funzionerà, di preciso, questa nuova imposta per le imprese? Per capirlo, bisogna innanzitutto fare un ripasso su come viene tassato oggi il reddito delle aziende. Agli utili delle società di capitali viene applicata l'ires (imposta sui redditi societari) che è pari al 27,5%. I redditi delle società di persone e dei liberi professionisti, invece, sono soggetti all'irpef, cioè allo stesso prelievo che pagano anche i lavoratori dipendenti e che prevede delle aliquote progressive, che funzionano per scaglioni e crescono all'aumentare del reddito. Chi guadagna meno di 15mila euro all'anno, per esempio, subisce una tassazione del 23% che sale al 27% nella fascia di reddito tra 15mila e 28mila euro annui, fino a raggiungere un massimo del 43% nello scaglione sopra i 75mila euro.


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Per equiparare le società di persone e i professionisti alle società di capitali, nel 2017 potrebbe dunque essere introdotto un prelievo unico, l'iri, con aliquota unificata del 24%. E così, le società di capitali avrebbero uno sconto fiscale di oltre tre punti, visto che oggi debbono invece versare l'ires del 27,5%. Nello stesso tempo, le imprese e i professionisti pagherebbero una nuova tassa (l'iri appunto) sugli utili che reinvestono nell'azienda o nella loro attività. Sui redditi prelevati dal professionista o dal piccolo imprenditore per esigenze personali, invece, continuerebbe a esser applicata l'irpef, che quasi sempre è superiore al 24%, fatta eccezione per il primo scaglione di reddito dove l'aliquota è del 23%. Reinvestire i profitti, dunque, per le società di persone e i lavoratori autonomi dovrebbe diventare più conveniente dal punto di vista fiscale, almeno in linea di massima. Resta da capire cosa accadrà ai professionisti che guadagnano davvero poco, meno di 15mila euro annui, su cui grava una tassazione ridotta con l'irpef al 23%. Per questa fascia di reddito, l'introduzione dell'iri con aliquota del 24% non appare al momento molto conveniente.


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