Irap o irpef? Le due strade alternative di Renzi per abbassare le tasse

I dieci miliardi di taglio al cuneo fiscale possono andare in direzioni diverse. Ecco quali

Il premier Matteo Renzi con il ministro dell'economia, Pier Carlo Padoan – Credits: Giuseppe Lami/Ansa

Andrea Telara

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Tagliare l'irpef oppure l'irap? E' il dilemma che assilla in queste ore il governo Renzi, impegnato a decidere dove concentrare i previsti tagli di 10 miliardi di euro al cuneo fiscale, cioè alle tasse sul lavoro. Entro mercoledì, l'esecutivo prenderà una decisione definitiva, mentre restano ancora aperte due soluzioni possibili.

La prima, porterebbe benefici soltanto alle imprese e consiste in un abbassamento significativo dell'irap (imposta regionale sulle attività produttive), che pesa non poco sui bilanci aziendali e fa crescere anche il costo del lavoro. La seconda ipotesi sul piatto è che i tagli vengano invece concentrati sull'irpef (imposta sui redditi delle persone fisiche) che grava sui salari dei dipendenti e sui compensi dichiarati dai lavoratori autonomi. In quest'ultimo caso, le buste paga subirebbero un aumento di qualche decina di euro fin da subito, nella speranza che gli aumenti generino poi una crescita dei consumi. Resta però ancora da chiarire se i 10 miliardi di minori tasse promessi da Renzi comprenderanno anche i 2,5 miliardi messi a bilancio dal governo Letta con l'ultima Legge di Stabilità e destinati già alla riduzione delle tasse sul lavoro. Ma ecco, nel dettaglio, cosa potrebbe accadere se i tagli al cuneo fiscale imboccassero due strade diverse e alternative.

IL POSSIBILE TAGLIO DELL'IRAP

Le entrate statali garantite dall'irap oggi ammontano in totale a circa 35 miliardi di euro all'anno. Di questi, però, almeno 12 miliardi vengono pagati dalle amministrazioni pubbliche e non dalle imprese private. Si tratta dunque di una semplice partita di giro poiché il governo incassa un'imposta da enti pubblici che, a loro volta, funzionano grazie ai trasferimenti statali. Il gettito vero è proprio dell'irap è dunque quello garantito dai versamenti delle imprese private, che ammontano nel complesso a circa 23 miliardi di euro all'anno. Se il governo Renzi concentrasse tutti gli 8-10 miliardi di tagli previsti sull'abbassamento dell'irap pagata dalle aziende, il peso dell'imposta scenderebbe di almeno un terzo o addirittura di oltre il 40%, nella migliore delle ipotesi.

IL GOVERNO RENZI E GLI AUMENTI IN BUSTA PAGA

Diversi sarebbero invece gli effetti se il taglio di 10 miliardi preventivato andasse soltanto a beneficio delle retribuzioni, attraverso una riduzione dell'irpef . L'ipotesi circolata negli ultimi giorni è quella di una sforbiciata all'imposta sui redditi da lavoro (dipendente e autonomo) inferiori a 25mila euro annui, escludendo i pensionati. In questo caso, la platea dei potenziali beneficiari degli sgravi sarebbe nell'ordine di 10-11 milioni di persone, che avrebbero nel complesso un aumento medio in busta paga (o minori tasse da pagare) attorno a 70-80 euro a testa. In Italia, infatti, ci sono 32 milioni di persone che dichiarano meno di 25mila euro annui ai fini irpef, da cui vanno però tolti ben 15 milioni di pensionati, per ora esclusi dai tagli. Restano dunque 17 milioni di persone da cui, tuttavia, va sottratta un'altra fetta di contribuenti che non beneficeranno della prossima riduzione delle tasse. Si tratta dei cosiddetti incapienti, cioè gli italiani con redditi talmente bassi che, per effetto delle detrazioni fiscali esistenti, già oggi non pagano neppure un centesimo di irpef. Non versando imposte, dunque, anche gli incapienti saranno esclusi dal taglio al cuneo fiscale prossimo venturo.

Nel complesso, la platea degli incapienti (escludendo i pensionati) annovera tra le proprie fila circa 5,5 milioni di persone che, sottratte ai 17milioni di italiani con un reddito inferiore a 25mila euro annui, restringono appunto a poco più di 11 milioni il numero di potenziali beneficiari dei tagli all'irpef. Dividendo per questa cifra la “torta” di 10 miliardi disponibile per la riduzione delle tasse, l'aumento nelle busta paga o le minori imposte da pagare ammonteranno dunque a una media circa 900 euro all'anno per ogni lavoratore, che corrispondono, come già evidenziato, a 70-80 euro al mese (sempre nell'ipotesi che l'abbassamento del cuneo fiscale venga concentrato solo sui redditi da lavoro). Alcuni contribuenti riceveranno probabilmente un beneficio maggiore e altri, invece, un beneficio minore. Spetterà ovviamente al governo stabilire nel dettaglio quali categorie di italiani privilegiare.

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