Oltre Imu e Tasi, ecco come si pagano le altre tasse locali

Dal 2015 dovrebbe scattare la nuova Imus, imposta che accorpa una serie di altri balzelli, ma mancano ancora i regolamenti attuativi

Insegne

– Credits: Imagoeconomica

Giuseppe Cordasco

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Chi l’ha detto che le tasse locali si riducano solo a Imu, Tasi e Tari? Ne sanno qualcosa soprattutto commercianti e piccole imprese che devono fare i conti ogni anno con una serie di piccoli e fastidiosi balzelli, che oltre ad essere un peso economico sono il più delle volte un’enorme complicazione burocratica. Stiamo parlando in particolare di quattro imposte ben precise: la tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche (Tosap) e relativo canone (Cosap), l’imposta comunale sulla pubblicità e i diritti sulle pubbliche affissioni (Icpdpa) e il canone per l’autorizzazione all’installazione dei mezzi pubblicitari (Cimp).

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Ebbene, proprio per cercare di proseguire su un percorso di semplificazione amministrativa anche a livello locale, con un decreto legislativo del 2011, era stata prevista la sostituzione delle imposte sopra elencate, con un’unica nuova tassa ribattezza Imu secondaria o più semplicemente Imus. Un passo avanti importante tanto per i Comuni, che con un’unica tassa da gestire potrebbero meglio programmare le proprie esigenze finanziarie, quanto per i contribuenti e le imprese, che, posto che i balzelli in questione bisogna pur pagarli, si vedrebbero almeno ridotte le complicate incombenze burocratiche.

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Peccato però che al tanto spesso decantato e sbandierato processo di semplificazione è arrivato uno stop deciso proprio dal ministero dell’Economia. Con una risoluzione ad hoc, adottata proprio in questi giorni infatti, il Dipartimento delle finanze ha chiarito che le amministrazioni locali non possono istituire autonomamente l’Imus con regolamento comunale finché non venga emanato il regolamento governativo, e che fino ad allora resteranno in vigore i tributi ed i canoni che in seguito verranno sostituiti proprio dall’Imu secondaria. Dunque semaforo rosso per i tanti sindaci che già avevano provveduto a far scrivere i propri regolamenti locali per poter applicare la nuova tassa unica.

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Ancora una volta la burocrazia centrale, quella dei ministeri e dei relativi dipartimenti, si dimostra incapace di stare al passo con quelle che sono le novità legislative. Paradossalmente, come capita sempre più spesso, leggi dello Stato regolarmente approvate dal Parlamento in via definitiva e pubblicate anche in Gazzetta ufficiale, restano lettera morta per l’incapacità di produrre i regolamenti attuativi che devono renderle applicabili. Il caso in questione dell’Imu secondaria rappresenta dunque nient’altro che l’ennesimo esempio di un fenomeno per arginare il quale, governo e Parlamento dovrebbero intervenire con più efficacia.

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