Fondere Imu e Tares, ma chi paga la nuova service tax?

L’ipotesi di unificare le due imposte e di caricarle sugli affittuari scatena la reazione dell’Unione inquilini

(Credits: Imagoeconomica)

Giuseppe Cordasco

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Imu sì, Imu no, Imu forse. E’ un dibattito che rischia di accartocciarsi su stesso quello che si è scatenato intorno all’abolizione, o comunque a una pesante rimodulazione, della tanta odiata tassa sugli immobili. Un punto fermo però il presidente del Consiglio Enrico Letta sembra averlo voluto dare,quando ha annunciato che in ogni caso entro Ferragosto verrà trovata la soluzione ad una vicenda che rischia di mettere in crisi politicamente il suo esecutivo. E le ipotesi sul tappeto sono note ormai da giorni. Si parla innanzitutto di una totale eliminazione del balzello per tutte le prime case, ipotesi sostenuta in particolare dal Pdl, che però non avrebbe le necessarie coperture finanziarie. Ci sono poi le idee di compromesso, portate avanti invece dall’altro azionista di maggioranza dell’esecutivo, il Pd. Secondo queste ipotesi si tratterebbe di aumentare la franchigia di esonero fino a 500 euro, oppure di legare il pagamento dell’imposta al reale patrimonio del contribuente, quindi mettendo in campo il nuovo modello di dichiarazione dell’Isee.

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In mezzo a questo balletto ci sarebbe poi una terza ipotesi, sostenuta con vigore dallo stesso presidente del Consiglio. Si tratterebbe, sul modello di altri Paesi dell’Unione, e in particolare del Regno Unito, di fondere le attuali Imu e Tares, in un’unica tassa di servizio locale. L’ipotesi, così come ventilata finora, presenta però non pochi punti oscuri. Innanzitutto i modelli fiscali che verrebbero presi ad esempio, come la citata Gran Bretagna, presentano livelli di tassazione sulla casa doppi rispetto a quelli praticati attualmente in Italia. Ma c’è poi un’altra questione, che qualora non venisse chiarita, potrebbe far surriscaldare non poco gli animi. Ci riferiamo all’intenzione, ancora però tutta da definire, di assoggettare al pagamento di questa neonata service tax, gli occupanti dell’abitazione a cui verrebbe imputata. In parole povere a pagare non sarebbero dunque solo i proprietari delle case che le abitano, ma anche gli eventuali inquilini.

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A questo proposito ricordiamo che attualmente l’Imu, che rappresenta una tassa di proprietà, viene versata dall’effettivo proprietario della casa, mentre la tassa sulla spazzatura finisce, come giusto che sia, in conto a chi realmente vive nell’abitazione e produce rifiuti, quindi l’eventuale inquilino. Con la nuova versione della service tax invece, gli affittuari pagherebbero il conto intero, e sarebbero dunque pesantemente colpiti. “Una misura del genere – attacca senza mezzi termini Massimo Pasquini, della segreteria dell’Unione Inquilini – non passerà mai, perché sarebbe semplicemente assurda. Detto ciò è anche vero che si ragiona ancora per semplici illazioni. In ogni caso noi nelle prossime settimane avremo degli incontri con alcune delegazioni parlamentari e faremo presente la nostra posizione in materia”.

Una chiusura dunque che più netta non si potrebbe immaginare, e ovviamente non era difficile prevederlo. Questo infatti potrebbe rappresentare un ulteriore colpo al mercato degli affitti già duramente provato nel nostro Paese. “Un’ipotesi che preveda il pagamento della service tax da parte degli inquilini – incalza Pasquini – si potrebbe immaginare solo con una successiva ripartizione dell’importo a carico del proprietario per la porzione di sua competenza. In alternativa, ma siamo nel campo delle ipotesi di pura fantasia, si dovrebbe immaginare un contestuale adeguamento dei canoni di locazione, che dovrebbero quindi scendere. Prevedere una cosa del genere però sarebbe ancora più velleitario, visto che si tratterebbe di mettere le mani su milioni di contratti già in essere e dunque con complicazioni burocratiche inimmaginabili”. Strada sbarrata dunque, ed è forse utile che il presidente Letta prenda subito atto di una situazione di questo tipo.

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Anzi, semmai proprio il dibattito che anche in Parlamento si aprirà sull’Imu, sarà l’occasione per il mondo degli inquilini di porre una questione di cui troppo poco si è tenuto conto. “Più che immaginare una futura service tax che si abbatte sulla testa degli affittuari – fa sapere Pasquini – noi chiederemo al governo di fare in modo invece che l’Imu diventi una leva fiscale che possa incentivare il mercato degli affitti. Solo a Roma per esempio al momento i stimano circa 30mila casi di affitto in nero, mentre l’attuale legge che regola l’imposta sugli immobili ha previsto l’esonero dal pagamento per le abitazioni vuote. Ebbene, non si potrebbe dunque prevedere il contrario, ossia sconti sull’Imu per chi affitta casa in maniera regolare? E’ proprio quello che chiederemo alle forze politiche”.

Una nuova posizione dunque si aggiungerà con autorevolezza alle tante che finora hanno cercato di avere voce in capitolo in una matassa che diventa sempre più intricata, ma che come detto, il governo ha intenzione comunque di sciogliere entro il 15 agosto. Staremo a vedere.

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