Imu e il Governo Letta: due certezze e due incertezze

Sospesa a giugno, ma non abolita, quella sulla prima casa. Resta quella sulla seconda. Ma sugli importi ora è tutto da vedere

Il premier Enrico Letta (Credits: DANIELE SCUDIERI / Imagoeconomica)

Ilaria Molinari

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La prima certezza oggi è che l'Imu sulla seconda casa continuerà ad essere pagata.

La seconda certezza è che l'Imu sulla prima casa per ora viene "sospesa". Ovvero, la rata di giugno non verrà pagata. Una bella boccata di ossigeno per gli italiani. Indubbiamente.

Ma le certezze finiscono qui. E si apre il capitolo delle incertezze.

La prima: l'Imu sulla prima casa è stata "sospesa" non "abolita". Il Presidente del Consiglio Letta l'ha detto chiaramente durante la presentazione del programma di Governo alla Camera. Sospesa per essere rivista. E ora la domanda è: come?

Questa mattina il ministro per gli Affari regionali, Graziano Delrio, ha detto che "il presidente ieri ha detto chiaramente che la rata di giugno verrà sospesa in attesa del nuovo regime... con l'impegno di alleggerirla soprattutto per le famiglie meno abbienti". E ha aggiunto: "C'è un problema di liquidità dei Comuni che affronteremo in queste ore con Saccomanni, per evitare di metterli in crisi".

Intanto però si fanno i conti. Così come è stata disegnata dal precedente Governo Monti, l'Imu sulla prima casa garantisce allo Stato un'entrata di 4 miliardi di euro l'anno. Abolirla del tutto (come richiesto esplicitamente più volte dal Pdl) significherebbe trovare altrove questi soldi. Se poi si dovesse restituire anche quella pagata nel 2012, i soldi da trovare sarebbero 8 miliardi. Subito. Dove? Alcune possibilità: alzare imposte come quelle sugli alcolici, i tabacchi, i giochi e le lotterie (come proposto sempre dal Pdl). Ma non basterebbero.

L'opzione più probabile è quella di abbandonare l'idea di una restituzione dell'imposta versata nel 2012 e di passare a una rimodulazione dell'Imu sulla prima casa che consenta ai redditi più bassi di pagarla in misura davvero irrisoria o addirittura di non pagarla del tutto. In che modo? Alzando l'importo delle detrazioni per la prima casa dagli attuali 200 euro (500 euro è la soglia proposta dal Pd) per arrivare all'80% delle famiglie italiane esenti. Oppure, aumentando le detrazioni per i figli a carico e per i pensionati.

Ma arriviamo alla seconda incertezza: l'Imu sulla seconda casa e gli altri immobili, proprio per tamponare l'alleggerimento/abolizione dell'Imu sulla prima casa, potrebbe aumentare. Entro il 16 maggio i Comuni dovranno comunicare le aliquote da applicare per il 2013 che possono oscillare tra il 7,6 e il 10,6 per mille. Probabile che in molti casi toccheranno i livelli massimi (nel 2012 la media era stata dell'8,5 per mille).

Per non parlare poi dell'Imu sui capannoni. Secondo la Cgia di Mestre tra il previsto rincaro dell'Imu e l'introduzione della Tares (su quest'ultima tassa non è ancora chiaro come il Governo Letta abbia intenzione di intervenire) gli aumenti rispetto al 2012 oscilleranno tra i 459 e i 623 euro per un capannone di 500 mq, tra i 998 e i 1.444 euro per uno di 1.000 mq, tra i 1.877 e i 2.591 euro nel caso di un fabbricato di 2.000 mq". Spiega la Cgia che "nel 2013 l'Imu sui capannoni sarà più gravosa anche nel caso in cui l'aliquota rimanga quella applicata nel 2012, in quanto il coefficiente moltiplicatore utilizzato per la determinazione della base imponibile passerà da 60 a 65".

"Siamo tutti d'accordo che l'Imu sulla prima casa deve essere abolita o sensibilmente ridotta - ha chiarito Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia di Mestre - ma è altrettanto necessario che venga scongiurato l'aumento del coefficiente moltiplicatore sui capannoni, altrimenti l'effetto combinato con la Tares provocherà un incremento di imposta difficilmente sostenibile".

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