Imu e i Comuni: i sindaci chiedono compensazioni

Con lo slittamento della prima rata di giugno, per i Comuni potrebbe crearsi un buco da 7 miliardi di euro

(Credits: Imagoeconomica)

Giuseppe Cordasco

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“Tra i sindaci c’è grande trepidazione e attesa per avere i necessari chiarimenti sul futuro dell’Imu ”. Usa un’espressione quanto mai diplomatica Guido Castelli, responsabile Finanze locali dell’Anci, per descrivere il clima che si respira a livello locale sul tema caldo dell’abolizione dell’imposta sugli immobili. D’altronde la sua in questo momento è una posizione decisamente scomoda, visto che oltre al suo ruolo istituzionale nell’associazione che riunisce i Comuni, è a sua volta sindaco di Ascoli in qualità di esponente del Pdl. Ed è proprio quest’ultimo partito in questo momento a spingere più che mai sull’acceleratore dell’abolizione dell’Imu, con parole dell’ex premier Berlusconi che stamattina hanno avuto il sapore di un vero aut aut posto al nuovo governo del presidente Letta.

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L’abolizione dell’Imu però, come si intuisce facilmente, preoccupa non poco proprio i sindaci, visto che dalle risorse che arriveranno da questa imposta dipendono le sorti di tanti bilanci comunali. “Premetto – ci dice Castelli – che tutto ciò che va nella direzione di abbassare la pressione fiscale sui contribuenti è ben accetto. Detto ciò aspettiamo di conoscere i dettagli riguardanti la sospensione dell’Imu, soprattutto per conoscere quali saranno le partite compensative che verranno messe in campo a fronte del taglio della prima rata dell’imposta sugli immobili”. Una questione non da poco, visto che per il 17 giugno, proprio grazie al primo versamento dell’Imu, i sindaci avevano messo in conto di incassare liquidità vitale per i propri bilanci.

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“Stime molto approssimative – precisa Castelli – ci dicono che se la sospensione della prima rata riguardasse solo la prima casa, a giugno all’appello potrebbero mancare circa due miliardi. Ma se lo stop riguardasse tutti gli immobili, come ci sembra di aver capito dalle parole di Letta, allora il buco potrebbe essere anche dell’ordine dei 6-7 miliardi di euro”. Una vera voragine a cui il governo Letta dovrebbe porre rimedio tempestivamente, anche perché i tempi sono davvero ristretti. “E’ per questo che attendiamo di capire cosa accadrà – ripete Castelli -. In queste ore sono state ventilate le ipotesi più strane, che vanno da un possibile aggravio delle aliquote sulle seconde case, fino a inasprimenti delle accise su alcool e sigarette. Una girandola di indiscrezioni a cui non vogliamo dare seguito, visto che le decisioni finali sono ancora da prendere”.

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E l’unica garanzia a cui i Comuni si attaccano per veder tutelate in maniera opportuna le proprie prerogative, paradossalmente si trova proprio nella compagine di governo. “Tra i ministri  - sottolinea Castelli - ci sono Graziano Delrio, presidente uscente dell’Anci nonché sindaco di Reggio Emilia, e Flavio Zanonato, sindaco di Padova e come me membro della presidenza dell’Anci stessa, entrambi perfettamente consci di quali siano le dinamiche della contabilità locale. Siamo sicuri dunque che riusciranno a raggiungere il giusto compromesso”. Di certo non si tratta di una partita semplice, e anzi l’Imu potrebbe diventare davvero la classica buccia di banana sulla quale il neo esecutivo Letta rischia di scivolare, ancora prima di aver iniziato a operare.

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