Imu, Iva e tutti i rinvii del Governo Letta

Dall’Imu all’Iva fino alla Tares, passando per cuneo fiscale e dismissioni: quanto è difficile passare dalle parole ai fatti

Il Presidente del Consiglio Enrico Letta (Credits: Imagoeconomica)

Giuseppe Cordasco

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Avranno pure una data di scadenza precisa, ma le decisioni adottate oggi dal vertice di maggioranza, per il governo non possono che essere etichettate come l’ennesimo rinvio. La mancanza infatti di prese di posizioni pratiche sulle vicende di Imu, Iva e pagamenti arretrati della pubblica amministrazione e il contestuale annuncio che entro il 31 agosto verranno comunque trovate le soluzioni a questi nodi, suonano infatti come un ritornello fin troppo riecheggiato in questi mesi nelle stanze di Palazzo Chigi. Un ritornello la cui parola d’ordine  è appunto “rinvio”. Ma vediamo allora nel dettaglio, restando soltanto a quelle che sono state le questioni strettamente economiche, visto che anche in altri campi il refrain del rinvio l’ha fatta da padrone, quali sono i nodi ancora da sciogliere e sui quali il governo da settimane, se non da mesi, annuncia provvedimenti.

Imu
C’è innanzitutto il dilemma, che più che amletico è strettamente finanziario, dell’imposta sugli immobili. La maggioranza che sostiene il governo infatti si è avvitata in una polemica che appare al momento senza via d’uscita tra chi, nelle fila del Pdl, sostiene la sua totale abolizione dopo il rinvio della prima rata di giugno, e chi invece, soprattutto nel Pd, vorrebbe optare per una soluzione di compromesso che avvantaggi soprattutto le categorie più svantaggiate economicamente. E l’incontro di oggi pare non sia servito, almeno a livello di dichiarazioni pubbliche, a risolvere il problema. A testimoniarlo le parole del capogruppo alla Camera del Pdl Renato Brunetta, che continua a chiedere a gran voce l’eliminazione dell’Imu sulla prima casa per tutti, e quelle del viceministro Stefano Fassina, del Pd, neanche a dirlo, che invece ribadisce l’insostenibilità economica di tale misura.

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Iva
Anche su questo fronte il governo è impegnato a trovare le risorse per allungare lo stop all’aumento dell’aliquota del 21% al 22%. Finora i fondi scovati dal ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni sono serviti a scongiurare il rialzo previsto a partire già dallo scorso primo luglio. Ora la nuova deadline è fissata per il primo ottobre e all’appello manca qualche manciata di miliardi di euro. Anche su questo fronte il governo ha ribadito che comunque entro la fine di agosto una soluzione sarà trovata.

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Pagamenti arretrati della Pubblica amministrazione
E’ un altro dei fronti su cui il presidente del Consiglio Letta ha provato a spingere di più. L’idea è quella di rendere effettivo l’impegno a stanziare quest’anno almeno 20 miliardi di euro e altrettanti l’anno prossimo per fare fronte ai debiti dello Stato verso le imprese private. Addirittura ad un certo punto era circolata la voce che fosse possibile trovare 40 miliardi già entro la fine di dicembre di quest’anno. Solo voci appunto, perché in effetti lo stanziamento delle risorse procede a rilento, e il vertice di oggi è servito anch’esso a stabilire che comunque entro agosto una soluzione si troverà. Migliaia di imprese alla canna del gas attendono fiduciose, ovviamente.

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Tares
Anche la nuova imposta sull’immondizia è finita nel calderone dei rinvii. Per il momento è stata messa in stand by, con i Comuni impegnati a calcolare le nuove pesanti aliquote da accollare ai cittadini e il governo al lavoro su un progetto ancora più ambizioso: provare a fondere Imu e Tares in una nuova service tax sul modello di altri Paesi europei. Anche questo però per il momento resta un progetto, e tra l’altro in questo caso non c’è nessuna scadenza da rispettare. Il pericolo in questo caso è che a dicembre i cittadini si ritrovino a dover fare i conti con dei saldi di Imu e Tares che potrebbero risultare devastanti. Speriamo allora che l’estate porti consiglio anche su questo tema.

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Cuneo fiscale
Il rilancio delle attività economiche è stato fin dall’inizio uno dei pallini del nuovo premier Letta. Tra le possibili soluzioni utili a rilanciare l’occupazione è così ritornato in ballo il tema del taglio degli oneri presenti in busta paga. Tasse e prestazioni previdenziali alleggeriscono di molto infatti le tasche dei lavoratori e svuotano le casse delle imprese. Anche su questo punto però per il momento siamo ancora in una fase di studio e niente è ancora stato deciso.

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Taglio spesa pubblica
E’ l’ultimo dei temi caldi che hanno arricchito l’agenda del governo. Un punto fermo questo che da anni ormai fa parte del programma di qualsiasi esecutivo, sia esso politico o tecnico. Che poi si riesca effettivamente a mettere un freno ai costi della macchina pubblica è tutt’altro discorso. Nel caso specifico Letta ha dovuto dapprima incassare lo stop all’eliminazione delle Province arrivato dalla Consulta. Una botta a cui il presidente del Consiglio ha però prontamente risposto annunciando una modifica di carattere costituzionale che ci possa liberare per sempre dalle Province. In sostanza quindi anche in questo caso si vedrà. E lo stesso vale per il tema delle dismissioni. Il patrimonio pubblico attende da tempo ormai di essere valorizzato, traendone magari anche risorse fresche da utilizzare su altri fronti economici, primi fra tutti quelli sopra elencati. Anche in questo campo però per il momento il governo Letta è all’anno zero, e nulla finora è stato ancora venduto.

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