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Tasse

Imu e Tasi 2017, scadenza del 16 giugno: chi paga e chi no

Il versamento della prima rata delle due tasse sugli immobili non sarà dovuto dai proprietari di prima casa

Si avvicina la fatidica data del 16 giugno per la quale è fissato il versamento della prima rata di Imu e Tasi. In vista di questo inevitabile appuntamento fiscale per milioni di italiani, una cosa si può dire innanzitutto: per la prima volta da lungo tempo, le regole per quel che concerne le tasse sulla casa non sono state cambiate e dunque si potrà operare come nel 2016. Una notizia non da poco se si considerare che per anni proprio le imposte locali sugli immobili hanno subito continue riforme con il solo risultato spesso di creare grande confusione tra i contribuenti. Andiamo allora a vedere quali sono le cose fondamentali da sapere in vista del primo appuntamento con il pagamento dell'acconto di Imu e Tasi.

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Scadenze
Come accennato, la prima data da segnare in rosso sul calendario è il 16 giugno, quando i contribuenti interessati dovranno effettuare il primo versamento di Imu e Tasi, pari al 50% del dovuto. Per il saldo invece l’appuntamento sarebbe fissato per legge al 16 dicembre, che però quest’anno cadrà di sabato con il risultato che la scadenza slitterà a lunedì 18 dicembre, ultimo giorno utile per effettuare i versamenti.

Tasi, chi paga e chi no
Anche per questo 2017, con soddisfazione di milioni di cittadini, è stato confermato che i proprietari di prima casa non pagheranno la tassa sui servizi indivisibili, ovvero la Tasi. Non godranno di questo beneficio invece i proprietari di case di lusso, ville e castelli, anche se questi immobili, appartenenti alle categorie catastali A1, A8 e A9, dovessero risultare abitazioni principali.

Aliquote Tasi
Per quanto riguarda le aliquote, restano confermate, almeno per la prima rata, quelle stabilite a livello locale da ciascun Comune nel 2016. A questo proposito c’è da ricordare che l’anno scorso le giunte locali vennero autorizzate ad aumentare i massimi decisi a livello nazionale di un altro 0,8 per cento. Quest’anno, i sindaci avranno ancora facoltà di conservare questo surplus, ma in alternativa potranno solo decidere di abbassarle. In ogni caso, come detto, per la prima rata di giugno si farà riferimento alle aliquote del 2016, poi se da qui a dicembre dovessero esserci delle modifiche, si effettueranno gli opportuni conguagli in sede di pagamento del saldo.

Imu, chi paga e chi no
Anche per l’Imu, l’Imposta sui servizi municipali, come accade d’altronde ormai da qualche tempo, sarà in vigore l’esenzione per tutti i proprietari di prima casa, ad esclusione di quelli che hanno fissato la propria abitazione principale in un immobile di lusso, ossia ricadente in una delle già citate categorie catastali A1, A8 e A9. Per questi ultimi è fissata un’aliquota unica allo 0,4 per cento, valore che i Comuni potranno abbassare ma non aumentare. Per tutti gli altri contribuenti tenuti al pagamento dell’Imu, in occasione del versamento della prima rata del prossimo 16 giugno, restano sempre valide le aliquote dell’anno scorso fissate a livello locale.

Imu, tutte le esenzioni
Per quanto concerne il pagamento dell’Imu, oltre ai proprietari di prime case, nel corso degli anni si sono andate ad accumulare una serie di esenzioni, le principali delle quali riportiamo di seguito. Non si paga infatti l’Imposta sui servizi sulle unità immobiliari adibite ad abitazione principale di soci assegnatari appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivise; sugli alloggi classificati come sociali ai sensi del decreto del 22 aprile del 2008 del ministero delle Infrastrutture; sulle unità immobiliari di proprietà del personale di servizio permanente delle Forze armate, della Polizia, dei Vigili del fuoco e del personale della carriera prefettizia non concesse in locazione; sulle abitazioni assegnate al coniuge in caso di separazione; sugli immobili appartenenti a cittadini residenti all'estero, se questi ultimi risultano pensionati nel Paese dove risiedono e iscritti all'Aire, e se l'immobile non risulta né locato né utilizzato per un comodato d'uso; sulle case, non locate, possedute per proprietà od usufrutto da anziani o disabili ricoverati in un istituto, sempre che però a prevederlo sia una specifica delibera comunale locale.

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