Il Fisco scopre di aver applicato multe eccessive. Ma non lo dice a nessuno

Il Catasto riconosce l'applicazione del "cumulo giuridico" per violazioni formali nelle dichiarazioni. Peccato che i cittadini non ne sappiano nulla

Rossella Orlandi

Rossella Orlandi, direttore dell'Agenzia delle Entrate – Credits: Ansa/Claudio Peri

Stefano Caviglia

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Non c’è solo la rottamazione delle cartelle di Equitalia a meritare attenzione fra le questioni fiscali del momento. Poche settimane fa, complice forse il periodo delle vacanze, è passato sotto silenzio un cambiamento che può avere la sua importanza per una piccola fetta di contribuenti. A patto che qualcuno lo venga a sapere, naturalmente, obiettivo che non sembra in cima ai pensieri dell’Agenzia delle entrate.

Tutto ruota intorno alla scoperta dell’applicabilità del cosiddetto “cumulo giuridico” alle sanzioni per la violazione di obblighi di dichiarazione al Catasto. In breve e per semplificare: dopo decenni in cui l’amministrazione ha riscosso il pagamento di una multa per ogni singolo mancato adempimento (dal ritardo nella dichiarazione di nuove unità immobiliari alle variazioni delle rendite presunte per quelle vecchie), ora è venuto fuori che, in presenza di più violazioni formali, la legge consente di pagare solo quella maggiore, aumentata di una certa quota. Sicuramente un risparmio per il contribuente .

La novità è contenuta in una comunicazione interna spedita il 12 luglio dalla direzione centrale del Catasto (Agenzia delle entrate) alle direzioni territoriali invitandole ad adeguarsi alla nuova interpretazione. Eccola qui.

Dopo una lunga digressione sulla differenza fra violazioni “formali” e “sostanziali” il testo conclude che la tardiva presentazione di un Docfa (il documento catastale con i dati di un fabbricato) va annoverata senz’altro fra le prime e dunque chi ne abbia lasciato scadere i termini ha diritto al trattamento agevolato (il “cumulo giuridico”, appunto) previsto dalla legge.

Tutto bene, allora? Mica tanto. Sul fatto che l'agevolazione dovrà essere applicata da adesso in poi, nessun dubbio. Ma che succede ai tartassati del passato? Se non sono trascorsi i cinque anni necessari per la prescrizione, chi ha pagato più del dovuto ha il diritto di riavere i soldi versati in eccesso. Peccato che la comunicazione in questione (che non compare sul sito dell’Agenzia) non dica assolutamente nulla sulle modalità di rimborso, né preveda alcuna iniziativa per dare pubblicità alla faccenda. Di più: c’è un ufficio, quello di Pisa, che ha dato ai suoi funzionari l'esplicita indicazione di provvedere al ricalcolo delle sanzioni, applicando le regole del cumulo, solo ai contribuenti che ne facciano richiesta “con apposita istanza scritta”. Per gli altri non è prevista neppure una mail.

Insomma, per una volta che una decisione dell’Agenzia delle entrate va a favore del contribuente rimane quasi segreta. Il diritto al rimborso esiste in teoria, ma esercitarlo in pratica è tutt’altra faccenda, visto che al momento neppure i consulenti fiscali sembrano saperne nulla. Morale della storia: se negli ultimi cinque anni avete pagato sanzioni per più di una mancata dichiarazione al Catasto vi conviene aprire la circolare interna linkata in questo articolo e mandarla al commercialista. Non è escluso che possa fruttarvi qualche soldo.

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