Flat tax e reddito di cittadinanza: perché non sono quello che sembrano

Il parere di Fiorella Kostoris: riforme vaghe, non complete e i cui costi non sono certi

reddito-cittadinanza-euro

– Credits: iStock

a cura di LABITALIA/ADNKRONOS

-

"I due termini Flat tax e reddito di cittadinanza mi sembrano inappropriati rispetto a quanto credo di aver capito voglia fare il governo. Innanzitutto, si intende reddito di cittadinanza quando si vuole fare una misura che riguarda tutti i cittadini e non solo i disoccupati per un periodo di due anni, come mi sembra di aver capito si voglia fare. E la flat tax prevede un'aliquota piatta e non due o tre come sembra si voglia fare". Così l'economista Fiorella Kostoris, con Labitalia, commenta i temi economici del contratto di governo M5S-Lega.

“Quello che si comprende – continua Kostoris - è che da parte di questo governo c'è la volontà di spendere di più. Si può fare? Sì, ma entro certi limiti. Se si vuole fare Flat tax, reddito di cittadinanza e abbassamento dell'età pensionabile tutte insieme, nello stesso periodo, allora questo non è possibile, perché comporterebbero una serie di maggiori spese e di minori entrate per le casse dello Stato, che ci porterebbe a scontrarci con la volontà di restare nell'euro. Perché, se abbiamo detto che vogliamo restare nell'euro, allo stesso tempo sforando sulla spesa saranno gli altri a farci uscire dall'Europa”.

Di certo, per fare una stima chiara di costi e sostenibilità delle misure nel programma di governo, bisognerà aspettare. "Il costo di queste misure dipenderà - sottolinea l'economista- da come verranno realizzate e in quanto tempo ciò accadrà. Sostenibilità e costi di questi interventi dipenderanno, quindi, da qualcosa che non ci è noto".

Per Kostoris, "ragionando per ipotesi, se verrà realizzato questo reddito d'inclusione, e non di cittadinanza, spero che possa essere realizzato in termini di politica attiva e cioè che parte di questo sussidio che spetterà al lavoratore potrà essere dato al datore di lavoro per ridurre il costo del lavoro. Allora sì che sarebbe più accettabile perché sarebbe una forma di sostegno al reddito e allo stesso tempo di riduzione del costo del lavoro". "A mio parere, infatti, non bisogna sussidiare la gente per non lavorare ma abbassare il costo del lavoro affinché la gente lavori", sottolinea.
Però, per Kostoris, "se per il primo anno tutto lo sforzo sarà concentrato sul potenziamento dei centri per l'impiego, allora parleremo del potenziamento di uno strumento per il reddito di cittadinanza o di inclusione ma non della misura in sè".

Per saperne di più

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Reddito di cittadinanza: perché i pugliesi lo vogliono

Uscire dal lavoro nero, abbandonare le occupazioni stagionali, ma anche il desiderio di non chiedere più soldi ai genitori. Viaggio nella provincia di Bari dove, dopo la vittoria dei 5 Stelle, c'è stata la corsa a chiedere il sussidio che piace ai grillini

Perché la Finlandia ha detto stop al reddito di cittadinanza

L'esperimento di Helsinki: 560 euro al mese a 2.000 disoccupati per due anni in cambio di nulla. Ma il governo ci ha ripensato

Perché il Reddito di Inclusione può diventare il nuovo Reddito di Cittadinanza

Per il presidente dell'Inps i sussidi proposti dall'M5S costano troppo. Meglio potenziare quelli che già esistono

Commenti