Evasione fiscale, arriva lo sceriffo europeo

Mentre Rete Imprese lancia l'allarme sulla tassazione reale arrivata al 54% in Italia, dall'Europa arrivano novità sulla lotta all'evasione

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Ilaria Molinari

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Nel giorno in cui in Italia Rete Imprese grida contro la tassazione reale arrivata al 54% e dunque insostenibile, la Commissione Europea sforna dal cilindro la figura dello sceriffo europeo contro l'evasione fiscale.

COSA HA IN MENTE L'EUROPA

Sì, insomma, i due temi sono collegati, lo sappiamo. Soprattutto nel nostro Paese. Le tasse sono alte anche (ma non solo) perché l'evasione è molto elevata. Si parla di 120 miliardi l'anno. Che se restassero dove devono (ovvero in parte nelle casse dello Stato) aiuterebbero tutti a poter pagare meno imposte.

L'allarme di Rete Imprese, lanciato durante l'audizione alle commissioni speciali di Camera e Senato sul Def si basa proprio su quanto contenuto nel Documento di economia e finanza. Ed è più che chiaro: "Tra il 2012 e il 2017 aumenteranno di 26 miliardi le imposte dirette e di 40 miliardi le imposte indirette" hanno affermato da Rete Imprese, "comportando un aggravio nominale per nucleo familiare pari a oltre 2.600 euro annui. I contributi sociali (effettivi) crescerebbero di 27 miliardi di euro e le altre entrate correnti di 6 miliardi. Considerando che le entrate pubbliche sono un trasferimento lordo dal settore privato a quello pubblico, 100 miliardi di euro aggiuntivi costituirebbero un onere, al netto dei trasferimenti dall'operatore pubblico ai privati pari a circa 4.000 euro annui per famiglia".

Una stangata pesantissima, dunque. A cui dovrà rispondere il nuovo Governo. In Europa, intanto, la Commissione Ue ha lanciato una piattaforma dove ong, autorità nazionali, Parlamento Ue e altri esperti nominati dalla Commissione si assicureranno che gli Stati membri stiano portando avanti una efficace lotta alle frodi al fisco. ''Assicurerà che i risultati delle azioni riflettano le aspettative'', ha detto il commissario al fisco Algirdas Semeta.

Insomma, un ruolo di controllo che sarà operato da 45 membri: un delegato di alto livello di ogni autorità fiscale degli Stati e fino a 15 rappresentanti non governativi, scelti dalla Commissione Ue con una procedura aperta di candidature. Il loro mandato durerà tre anni e la prima riunione è fissata già per il 10 giugno.

Gli esperti avranno il compito di monitorare i progressi dei 27 Paesi Ue sulle due raccomandazioni della Commissione in materia di fisco. La prima chiede agli Stati di individuare i paradisi fiscali e inserirli nelle loro black list. La seconda individua diverse strade per bloccare le imprese che evadono,sfruttando le maglie dei diversi sistemi fiscali.  "È una forma di pressione sugli Stati, perchè di recente abbiamo visto un nuovo slancio sulla lotta all'evasione che però deve tradursi in azioni concrete e non deve cadere di nuovo'', ha detto Semeta.
''Abbiamo spinto la nostra posizione sulla necessità dello scambio automatico di informazioni anche al G20'', ha detto Semeta, convinto che ''l'approccio unitario è l'unico modo per riscuotere le tasse legittime''.

La Commissione rinnova poi l'invito agli Stati a fare in fretta, e approvare al prossimo Ecofin (15 maggio) il mandato per aggiornare l'accordo sullo scambio di informazioni con i cinque paradisi extra-Ue (Svizzera, Liechtenstein, Principato di Monaco, Andorra e San Marino). Il mandato finora è stato bloccato dall'Austria e dal Lussemburgo perchè con un nuovo accordo decadrebbe l'eccezione di cui godono nella Ue che consente loro di tenere il segreto bancario, ma solo finchè non si sblocca il negoziato con i paradisi extra-Ue. Ma dopo l'apertura del Lussemburgo, disposto a rinunciare alla segretezza delle informazioni sui conti correnti, l'Austria è
rimasta da sola. Ma è in corso un dibattito interno al Paese, ed entro il vertice di maggio dedicato proprio all'evasione dovranno prendere una posizione.

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