Evasione fiscale, l'accordo Usa-Svizzera e le trattative tra Roma e Berna

Dodici banche elvetiche potranno fornire dati al governo americano sull'export illecito di capitali, mentre si riapre anche il fronte per un'intesa con l'Italia

(credits: Epa Photo/Ansa)

Accordo vicino, o quasi. E' quello che gli Stati Uniti e la Svizzera sono ormai in procinto di raggiungere nella lotta all'evasione fiscale , almeno secondo il Wall Street Journal. Per il noto quotidiano finanziario, il governo di Berna ha infatti permesso a 12 istituti di credito nazionali di inviare a Washington i dati sui cittadini d'Oltreoceano che hanno esportato i capitali in Svizzera, ovviamente con con lo scopo di non pagare le tasse.

A raccogliere le informazioni saranno il Dipartimento di Giustizia Usa e le autorità fiscali americane, che potranno così stanare più facilmente gli evasori. L'autorizzazione che arriva da Berna è un importante segnale di collaborazione dopo che, poche settimane fa, il parlamento elvetico ha bocciato la cosiddetta Lex Usa, un provvedimento caldeggiato Otreoceano che avrebbe eliminato per un anno intero il tradizionale segreto bancario esistente in Svizzera (in relazione ai capitali esportati dall'America). Dopo la bocciatura di questa legge, è partito però una sorta di piano B del governo di Berna, per permettere ad alcune banche nazionali (tra cui il Credit Suisse e Julius Baer) di inviare informazioni alle autorità americane, senza violare le granitiche norme su segreto bancario. In pratica, ogni istituto di credito potrà richiedere al governo un'autorizzazione speciale, per fornire a Washington (e agli inquirenti del Dipartimento di Giustizia Usa) i dati sui potenziali evasori, oltre ai nomi dei dipendenti delle filiali bancarie che in America hanno agevolato l'export illecito di capitali.

LA POSTA IN GIOCO NELL'ACCORDO TRA ITALIA E SVIZZERA

Il segreto bancario svizzero, insomma, non sembra più quel fortino inespugnabile che era fino a qualche anno fa, non soltanto nei confronti degli Stati Uniti ma anche dei maggiori paesi europei. Va ricordato, infatti, che proprio di recente c'è stata una importante dichiarazione di Mario Tuor, portavoce della segreteria di stato elvetica per le questioni finanziarie internazionali. Tuor ha fatto sapere che le autorità di Berna hanno anche ripreso i contatti con il governo italiano per raggiungere il tanto discusso accordo Italia-Svizzera sull'esportazione di capitali, che sembrava vicino già lo scorso anno ma che poi è finito in stand-by.

COSA CAMBIEREBBE CON L'INTESA TRA ROMA E BERNA

Secondo la bozza dell'intesa tra Roma e Berna, i nostri connazionali che hanno espatriato irregolarmente i capitali nella Confederazione Elevetica avranno di fronte a sé due alternative: potranno mantenere i soldi dove sono, senza dichiararli, rinunciando però al segreto bancario e autorizzando le autorità svizzere di fornire informazioni al paese di residenza (con il rischio di finire sotto la lente del fisco italiano). In alternativa, chi ha esportato i soldi in Svizzera potrà mantenere il segreto bancario, ma dovrà pagare un una tassa patrimoniale sulla ricchezza posseduta (che viene incassata da Berna e girata ai governi degli altri paesi).

Si tratta di un'imposta liberatoria, che varia a seconda al periodo di tempo in cui i soldi dell'investitore sono rimasti nei forzieri delle banche elvetiche. In linea di massima (vedendo i contenuti degli accordi siglati con la Svizzera dagli altri paesi) è probabile che l'aliquota di questa patrimoniale venga fissata tra il 25 e il 40% del capitale posseduto. Dopo aver versato l'imposta liberatoria (che sarà una tantum) chi detiene capitali in Svizzera dovrà pagare ogni anno una tassa sui rendimenti finanziari ottenuti con i soldi investiti all'estero, con un'aliquota allineata a quella in vigore nel paese di origine (in Italia è al 20%). In cambio di questa operazione di “trasparenza”, Berna chiede però al governo di Roma due contropartite: un accesso più facile delle banche elvetiche al mercato italiano e la cancellazione della Svizzera dalla blacklist dei paradisi fiscali presi di mira dal fisco del nostro paese.

IL SEGRETO BANCARIO IN ITALIA

LA PATRIMONIALE E IL GOVERNO MONTI

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