Tasse

Evasione: è boom di violazioni fiscali accertate

Lo scorso anno sono aumentate in modo vertiginoso dichiarazioni fraudolente e fatturazioni inesistenti. Sono finite in carcere 146 persone

Nadia Francalacci

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17.802 violazioni fiscali e 13.062 persone denunciate. Di queste, 146 sono finite in manette. In Italia i reati fiscali sono in costante aumento con un boom di violazioni accertate pari a 10 volte superiore rispetto al 2013. "Troppe tasse e una giustizia lenta e farraginosa. È questo il vero problema del nostro Paese che se non decide di tagliare almeno di 10 punti la pressione fiscale continuerà a veder lievitare l’evasione fiscale". Paolo Zabeo, coordinatore del Centro Studi Cgia di Mestre, non crede possa bastare l’azione di contrasto dei reati fiscali intrapresa dagli uomini della Guardia di Finanza.
L’ammontare dei beni sequestrati e confiscati dalle forze dell’ordine, infatti, solamente nel 2014, ha superato il miliardo per la precisione 1.192 milioni di euro.

Quali sono le violazioni accertate con maggiore frequenza?
Le principali violazioni hanno riguardato il reato di dichiarazione fraudolenta con 3.875 casi, di omessa dichiarazione con 3.339 segnalazioni, di fatturazioni per operazioni inesistenti che hanno portato a 2.068 denunce. Inoltre, sono stati riscontrati 1.850 casi di dichiarazione infedele e di occultamento oppure distruzione dei documenti fiscali per ben 1.656 volte.

Lei ha parlato di un aumento costante dei reati negli ultimi anni. Si spieghi meglio..
Negli ultimi 8 anni c’è stato un progressivo aumento sia dei soggetti denunciati che sono passati da 7.342 del 2007 ai 13.062 del 2014, sia delle violazioni accertate che sono lievitate 10 volte. Infatti si è passati dalle 7.513 del 2007 alle 17.802 dell’anno scorso. Diverso il numero degli arrestati, invece, che ha subito delle oscillazioni: la soglia minima di 111 persone nel 2008 e negli anni successivi è gradualmente aumentato fino ad arrivare al picco massimo di 202 nel 2013 e poi scendere l’anno scorso a quota 146. Ovviamente di pari passo abbiamo assistito anche ad un aumento dei beni confiscati e posti sotto sequestro: da 17 milioni di euro del 2007 ai 1,19 miliardi di euro dei dodici mesi del 2014.

Perché secondo voi non basta l’azione degli uomini della Finanza?
Il nostro sistema penale tributario non è stato finora in grado di scoraggiare adeguatamente frodi ed evasioni di rilevante entità, in particolar modo per i tempi dei procedimenti, spesso condizionati da comportamenti dilatori degli imputati che naturalmente sono finalizzati a conseguire la prescrizione del reato. Siamo convinti che, oltre a rendere più efficace l’azione di repressione, è necessario abbassare in misura drastica e strutturale il carico fiscale. Quest’ultimo, ormai, ha assunto una dimensione preoccupante. È indubbio che moltissimi casi di evasione, soprattutto quella di “sopravvivenza”, sono legati ad un eccessivo peso del nostro fisco che spinge molte persone a “rifugiarsi” nell’illegalità.

Lei ha parlato di 10 punti in meno di pressioni fiscale per risolvere o quanto meno arginare il problema…
Si. È verosimile ipotizzare che, con meno tasse e meno contributi da pagare, si registrerebbe una decisa emersione di base imponibile tale da consentire al nostro fisco di concentrare l’attività di contrasto nei confronti dei comportamenti fiscali più insidiosi.

Secondo lei potrebbe anche fermare la fuga delle grandi multinazionali?
Di fronte a questi dati sull’evasione credo proprio di si. In particolare, andrebbe ad arginare il mancato gettito imputabile alle manovre elusive delle grandi imprese e delle tante multinazionali che hanno spostato in maniera spregiudicata le sedi fiscali nei Paesi con una marcata fiscalità di vantaggio, rispetto al nostro paese, solamente per pagare meno tasse.

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