Fisco, le otto mosse del governo Letta

Dal divieto di vendita all’asta della prima casa, a una maggiore rateizzazione. Ecco come si alleggerirà il peso di Equitalia

Il presidente del Consiglio Enrico Letta (a destra) insieme al ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni (Credits: Imagoeconomica)

Giuseppe Cordasco

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E’ fuori discussione che fin dal suo insediamento il governo del presidente Enrico Letta ha avuto tra le sue priorità il tema delle pressione fiscale. Finora si è trattato di mettere in campo interventi spot, come quello sul congelamento della prima rata di giugno dell’Imu sull’abitazione principale. All’ordine del giorno c’è tra l’altro ancora l’eventuale stop all’aumento dell’aliquota del 22% dell’Iva che a luglio, se non dovessero arrivare ulteriori provvedimenti, salirà al 23%. Come è facile intuire però, si tratta di interventi estemporanei, il cui unico effetto può essere quello di allentare, ma solo momentaneamente, la morsa di un fisco che in un periodo di crisi come quello attuale viene visto da tanti contribuenti come una vera e propria spada di Damocle sui bilanci familiari. E’ chiaro infatti che quello che serve è una riforma più complessiva dell’imposizione fiscale, un progetto però che si può immaginare soltanto se si ragiona sul lungo periodo, una prospettiva su cui che a onor del vero il governo in carica al momento non è sicuro di poter contare .

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Quello che allora il presidente Letta e suoi ministri stanno immaginando è una via di mezzo, una sorta di mini-riforma che vada a incidere soprattutto sulle modalità con cui i contribuenti pagano le imposte, in modo da realizzare un modello che sia meno aggressivo e che riesca meglio a interpretare le attuali difficoltà finanziarie in cui attualmente molti nuclei familiari si dibattono. Vediamo allora nel dettaglio quali sono le misure che potrebbero presto essere adottate e che come detto riguarderanno le modalità di riscossione dei tributi e dunque andranno in particolare ad incidere sull’attività di Equitalia , più volte in questi ultimi tempi finita al centro di pesanti critiche.

-Innazitutto si intende fissare un limite al pignoramento che scatta sulla casa principale del contribuente inadempiente, quella in cui per intenderci egli vive, o, nel caso di un'impresa, sui beni funzionali all'attività. L’idea è quella di consentire ancora il pignoramento dei beni o degli immobili per debiti superiori a 20 mila euro, ma non la loro vendita all’incanto. L’abitazione potrà insomma essere bloccata dal fisco, ma mai essere venduta all'asta dall’ente di riscossione, sia esso Equitalia o qualunque altro.

-Il governo intende poi rivedere il cosiddetto principio del “solve et repete”, quello che impone al contribuente che vuole presentare un ricorso e avviare dunque un contenzioso con l’amministrazione fiscale, di pagare comunque preliminarmente un terzo del dovuto. Una procedura più volte contestate e che l’esecutivo vorrebbe abolire almeno per quei contribuenti mai incappati in contestazioni fiscali o accuse di evasione.

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-Permettere una maggiore diluizione dei pagamenti aumentando i termini delle possibili rateizzazioni è un'altra delle misure allo studio. In un periodo di crisi come questo sono tante le famiglie che vorrebbero pagare eventuali arretrati fiscali, ma che sono impossibilitate a farlo per carenza di liquidità. L’idea dell’esecutivo è allora quella di aumentare il numero possibile di rate con cui pagare un debito, che oggi è fissato in 72, ossia in un termine temporale di sei anni. In questo contesto potrebbe essere modificata anche la norma che impone che il valore minimo di una rata sia pari a 100 euro, riducendo questo importo a valori anche più modesti.

-Dovrebbe poi essere introdotta una maggiore tolleranza verso i pagamenti mancati. Oggi se si salta il versamento di due rate consecutive, si decade automaticamente dal beneficio della rateizzazione. Secondo i progetti del governo questo limite dovrebbe essere aumentato a tre, con l’aggiunta però di un limite complessivo di cinque rate eventualmente non pagate nell’arco dell’intero periodo di rateizzazione.

-Potrebbe essere rivista, questa volta con un occhio di favore a chi deve incassare, la norma che elimina la riscossione coatta per i crediti inferiori a 2.000 euro. Tenendo infatti conto che in questo limite ricadono tutte le multe e gran parte delle imposte comunali, attualmente i sindaci rischiano di vedersi tagliata una grossa fetta dei propri introiti. Si tratterebbe dunque di una misura di perequazione, che in definitiva andrebbe comunque a favore dei contribuenti onesti.

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-Riforma del catasto. Il tema è stato posto con forza qualche giorno fa dal direttore dell’Agenzia delle entrate Attilio Befera che ha definito l’attuale sistema di rendite iniquo. Un problema per il quale il governo ha subito dimostrato attenzione, anche se i tempi di una tale riforma sono stati valutati dallo stesso Befera in almeno cinque anni, uno spazio temporale fuori dalla portata dell’attuale esecutivo, che potrà dunque eventualmente solo iniziare il processo di riforma.

-Problema Equitalia. Il tanto contestato ente di riscossione dal prossimo 30 giugno abbandonerà l’attività di recupero crediti per conto dei Comuni. Solo 2.000 sindaci su 8.000 hanno però adottato contromisure adeguate. Il governo ha deciso allora di prorogare fino alle fine dell’anno l’obbligo di riscossione di Equitalia in quei Comuni ancora sprovvisti di un sistema alternativo.

-Nodo Imu. Dopo il congelamento della rata di giugno sulle prime case, resta ancora irrisolta la questione circa un’eventuale totale abolizione dell’imposta sugli immobili, almeno sulle abitazioni principali. Per il momento il governo ha rimandato la soluzione di questo nodo, che certamente presto tornerà d’attualità. A settembre infatti dovrebbe esserci il pagamento della seconda rata, e per allora i contribuenti dovranno sapere se pagare oppure no.

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