Equitalia, ecco come potrebbe cambiare con Letta

Tra le novità, volute soprattutto da Berlusconi, l’impignorabilità della prima casa e l’aumento delle opportunità di rateizzazione

(Credits: Imagoeconomica)

Giuseppe Cordasco

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Tra i temi più caldi e controversi che il nuovo governo di Enrico Letta si troverà ad affrontare c’è sicuramente quello che riguarda Equitalia. A ribadirlo, proprio stamattina, non è stato un peones qualsiasi del Parlamento appena eletto, ma l’ex premier in persona Silvio Berlusconi. Intervenendo infatti ad una trasmissione televisiva ha ricordato che tra i punti del proprio programma elettorale che il nuovo esecutivo Letta non potrà non tenere conto, oltre all’Imu , c’è sicuramente una rimodulazione dei poteri di Equitalia. Insomma, quella che il leader del centrodestra chiede a gran voce, non a caso qualche ora prima che il governo ottenga la fiducia dalle Camere, è, parole testuali del Cavaliere, “la riforma del fisco e di Equitalia, per ridurre la pressione fiscale e per realizzare un fisco diverso, senza più le prepotenze e i metodi violenti di Equitalia”.

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Un nodo questo con il quale, come per la citata Imu, il nuovo presidente del Consiglio Letta dovrà fare i conti, perché intorno ad esso potrebbero giocarsi i destini stessi del governo appena nato. Tra l’altro, nella testa di Berlusconi è già molto chiaro il modello di Equitalia che si vorrebbe creare, un modello che in pratica metterebbe una sorta di museruola a un cane da guardia fiscale che negli ultimi mesi sembra essere diventato un vero incubo per milioni di italiani. In questo senso è dunque opportuno richiamare le mini-riforme che lo stesso Pdl ha caldeggiato nel corso della passata campagna elettorale e che molto probabilmente saranno la base di partenza per immaginare una possibile rimodulazione dei poteri e dei ruoli dell’ente di riscossione diretto da Attilio Befera.

Nel dettaglio, i cambiamenti che il centrodestra propone, si possono riassumere nei seguenti punti chiave:

- alzare il massimo di rate mensili praticabili: dalle attuali previste 72 a 120

- innalzare la rateizzazione “automatica” dai previsti 20mila euro a 200mila euro

- far decadere dal beneficio delle dilazione se non sono state pagate 5 rate consecutive anziché le attuali 2

- proposta "ossigeno per le imprese": stabilire la possibilità, per le piccole e medie imprese, di una moratoria di 12 mesi, con l’avvio o la ripresa tra un anno del pagamento delle rate

- portare il divieto di iscrizione d’ipoteca per importi complessivi inferiori a 200mila e non più solo a 20mila euro

- stabilire in ogni caso l’impignorabilità della prima casa e dei macchinari dell’impresa per debiti fiscali

- abolire la norma che prevede che il contribuente anticipi un terzo degli importi corrispondenti agli imponibili accertati, in caso di ricorso o contestazione al giudice, con relativa ridefinizione dei tempi del ricorso

- per il passato, rinuncia dello Stato alle pretese non sulle imposte, ma sulle sanzioni, sugli interessi e sugli oneri aggiuntivi

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