Ecco come funzionerà il nuovo catasto

L’Agenzia delle entrate controllerà gli immobili attraverso il Sit, il Sistema integrato territorio, e con l’anagrafe titolari

Rossella-Orlandi

Il direttore dell'Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi – Credits: Imagoeconomica

Giuseppe Cordasco

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È iniziata e prosegue di gran carriera: è la riforma del catasto che si arricchisce periodicamente di novità tutte da scoprire e soprattutto da chiarire. Che la materia in questione sia infatti quanto mai ostica e complicata non è una cosa che scopriamo oggi, ed è per questo allora che l’Agenzia delle entrate non perde occasione per cercare di spiegare le modalità tecniche con cui in un prossimo futuro sarà monitorato il patrimonio immobiliare del nostro Paese. Due sono in particolare gli strumenti su cui faranno affidamento i tecnici del fisco per fare in modo che non ci siano più immobili fantasma, ovvero abitazioni che sfuggano a qualsiasi catalogazione.

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Innanzitutto ci sarà il Sit, il Sistema integrato territorio, che fornisce dati sulla localizzazione dell'immobile. In pratica, come ha spiegato il direttore dell’Agenzia delle entrate Rossella Orlandi in un’audizione in Parlamento, si tratta di uno strumento che “ha l'obiettivo di costituire il nuovo catalogo nazionale degli immobili, permettendo la corretta localizzazione sullo spazio geografico di ciascun immobile censito in catasto, integrando le informazioni identificative, tecniche, censuarie e reddituali ai fini fiscali, nonché il valore commerciale”. Dunque un vero e proprio salto di qualità di carattere digitale e tecnologico, per cercare di avere un controllo  sempre più puntuale di tutto il territorio nazionale e degli immobili ivi presenti.

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Ma le novità non finiscono certo qui, perché ad affiancare il Sit, ci sarà la cosiddetta anagrafe titolari. Anche in questo caso, ci arrivano in soccorso le parole del direttore Orlandi, che specifica che l’anagrafe in questione ha la finalità “di razionalizzare e assicurare una gestione omogenea delle banche dati in ambito immobiliare, fornendo un efficace supporto operativo per la corretta individuazione degli immobili e la relativa base imponibile, nonché i soggetti titolari di diritti reali in quanto soggetti d'imposta”. Insomma, un vero e proprio elenco rivisto e aggiornato, che permette di avere un quadro completo su chi siano i proprietari degli immobili censiti. È dunque evidente che il Sit e l’anagrafe titolari siano due strumenti che si integrano e che viaggeranno a braccetto nella riorganizzazione del catasto nazionale. Un catasto che, già oggi, riprendendo ancora una volta le parole della Orlandi, risulta certamente meno “fumoso e antico”.

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Ora però c’è bisogno che tutto questo lavoro di implementazione tecnica venga messo a regime attraverso decisioni politiche che rivedano gli schemi di valutazione delle abitazioni e aggiornino quei valori delle rendite catastali che troppo spesso ormai creano vere e proprie sperequazioni a livello nazionale o anche tra immobili di una stessa città. Insomma, il processo di riforma deve continuare, e non potrà essere delegato solo a scelte tecniche. Di pari passo dovranno infatti esserci decisioni politiche che rendano effettivo l’uso dei nuovi strumenti di monitoraggio.

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A questo proposito, il viceministro dell’Economia Luigi Casero, in un recente intervento pubblico, ci ha tenuto comunque a precisare che il timore che la riforma porti a un aumento della pressione fiscale sugli immobili è da ritenere immotivato. “La riforma catastale – ha sottolineato il membro del governo -  è fondamentale per il Paese, e proseguiremo in questa direzione ripartendo dal problema dell'invarianza di gettito a livello comunale. Si tratta di un punto di fondo su cui si era trovata una visione comune e su cui deve proseguire la riforma stessa”. Insomma, rivoluzione del catasto sì, ma che il tutto avvenga senza aggravio di costi per i cittadini. Staremo a vedere.

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