Detrazioni fiscali, quanto valgono e perché il governo vuole tagliarle

Nel Def è previsto un monitoraggio puntuale di tutte le agevolazioni esistenti per decidere eventuali interventi

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Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan – Credits: Imagoeconomica

Giuseppe Cordasco

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Tra le misure di intervento previste nel Def che domani sarà licenziato dal governo, uno spazio significativo lo assumeranno certamente i possibili tagli alle detrazioni fiscali. In realtà nel documento redatto dall’esecutivo non si parlerà direttamente di interventi specifici, quanto di un monitoraggio puntuale di tutte le agevolazioni esistenti, per arrivare a definire le future modalità d’azione. In particolare il ministero dell'Economia, punta ad evidenziare sconti fiscali non più sostenibili oppure eventuali veri e propri doppioni da abolire. Per capire di cosa stiamo parlando si può fare riferimento ad alcuni dati resi noti circa un anno fa dal Fondo monetario internazionale.

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Nell’occasione l’organismo di controllo finanziario, richiamò proprio l’Italia ad interventi mirati nel campo delle agevolazioni fiscali, stimando in circa 160 miliardi di euro l’importo complessivo delle attuali detrazioni attive nel nostro Paese. Di queste, circa la metà, ossia 80 miliardi di euro, hanno a che fare con l’Irpef, il resto invece va contabilizzato in mille rivoli che interessano famiglie e imprese. Non è un caso allora che il governo abbia deciso un monitoraggio di tutte le voci in questione, visto che anche per il fiscalista più esperto risulta velleitario avventurarsi in un ginepraio di agevolazioni davvero intricato. A questo proposito basta scorrere l’art.15 del Dpr 917 del 1986, ossia il Testo unico delle imposte dove sono elencate tutte le detrazioni fiscali attualmente vigenti, per rendersi conto di come nel corso degli anni ci sia stata una incredibile proliferazione di tale strumento di intervento fiscale.

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A fronte infatti di una pressione fiscale sempre più pesante, i vari governi succedutisi in questi ultimi decenni, non hanno trovato di meglio che affastellare nuove e diverse agevolazioni per dare a destra e manca qualche contentino. Si va allora dalle agevolazioni per gli immobili a quelle per il lavoro dipendente, da quelle sulle spese sanitarie a quelle per i familiari a carico, e ancora da quelle sulle ristrutturazioni a quelle per le piccole e medie imprese, solo per fare qualche esempio di carattere generale. In questa vera e propria babele legislativa, difficile capire dunque come e dove intervenire. Tra l’altro la crisi ancora perdurante ha fatto escludere per il momento interventi che andassero a toccare le agevolazioni per le famiglie. Anzi, gli 80 euro in busta paga decisi dal governo Renzi, appaiono come una sorta di ulteriore beneficio sul fronte dell’Irpef.

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Situazione analoga vale per le imprese, per le quali da tempo si parla di una possibile razionalizzazione delle detrazioni, senza però interventi conseguenti che possano effettivamente incidere su bilanci spesso già in profondo rosso. Nessuno esperto dunque si azzarda a fare delle previsioni su quelle che potrebbero essere le macro aree di intervento. Per immaginare però quello che potrebbe accadere, si può fare riferimento a quanto già avvenuto. In seguito infatti al lavoro dell’ex commissario per la spending review Carlo Cottarelli, tempo fa ci sono stati interventi di contenimento della spesa pubblica su una serie di crediti di imposta, che in pratica rappresentano appunto agevolazioni fiscali per le imprese. Si è agito ad esempio sul credito d’imposta per gli esercenti di sale cinematografiche, su quello in favore dei gestori di reti di teleriscaldamento alimentati con biomassa, o su quello relativo a nuove iniziative imprenditoriali o per l’acquisto di veicoli alimentati a metano, Gpl e trazione elettrica.

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Esempi che dimostrano quanto ampio e variegato sia lo spettro di intervento delle detrazioni fiscali. E ancora, un taglio delle risorse è stato deciso per il credito d’imposta a favore dei soggetti che erogano borse di studio a studenti universitari, per la distribuzione, la vendita e il noleggio di opere dell’ingegno digitali e per nuove assunzioni di personale altamente qualificato. Ma le cosiddette agevolazioni fiscali non riguardano solo piccoli e specifici settori, possono infatti investire anche le imposte più importanti che incidono sulla nostra vita quotidiana. A questo proposito solo qualche settimana fa l’Ocse ha richiamato l’Italia a rivedere il proprio modello impositivo in materia di Iva. L’esistenza di aliquote “agevolate” come quelle del 4 e del 10% infatti, crea buchi di bilancio che potrebbero essere appianati abolendo questa sorta di “detrazione nazionale”. Come si vede dunque le modalità di intervento in materia di agevolazioni potranno essere diverse, e bisognerà attendere gli esiti del monitoraggio previsto dal Def, per capire come intenderà intervenire il governo e soprattutto quali soggetti, tra famiglie e imprese, deciderà di penalizzare maggiormente.

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