Tasse

Cosa prevede la "rottamazione-ter" dell'Agenzia delle Entrate Riscossione

Stanno arrivando le 1,4 mln di risposte ai contribuenti che ne hanno fatto richiesta. La guida ed i consigli dell'esperto

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Luciano Quarta

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Le principali testate hanno rilanciato la notizia della spedizione da parte di Agenzia Entrate – Riscossione di quasi 1,4 milioni di risposte alle domande di adesione dei contribuenti alla definizione agevolata (la c.d. "rottamazione-ter") delle cartelle. Non è che sia lo scoop del secolo: i termini entro cui deve pervenire una risposta esplicita alle domande di rottamazione sono previsti dalla legge, e in questo caso erano stati espressamente previsti per il 30 giugno 2019.

Con la comunicazione ai contribuenti vengono inviati anche i bollettini di versamento delle rate. I contribuenti riceveranno solo le prime 10, se nel piano di rateazione ne sono previste in numero maggiore. Le altre verranno recapitate successivamente, prima della scadenza dell’undicesima rata (si spera).

Intanto circolano anche i numeri di questa operazione, che per il governo è stato un successo oltre le aspettative: entro il termine del 30 aprile 2019 sono state presentate 1,389 milioni di domande.
La regione in cui ne sono state presentate di più è il Lazio (oltre 236 mila domande), seguita da Campania (oltre 190 mila), Lombardia (185 mila) e così via a scendere, fino al fanalino di coda, il Molise, con poco più di 8 mila domande.
Sul piano delle risorse che affluiranno nelle casse dell’erario, si attende l’incasso di circa 38 miliardi, stando ai piani di rateizzo.
Resta da vedere, tuttavia, quanti contribuenti riusciranno effettivamente a portare fino in fondo gli impegni assunti con le rateazioni.
Segue un binario diverso il cosiddetto “saldo e stralcio”, e cioè, quella misura prevista originariamente per le sole persone fisiche in una situazione di comprovata difficoltà, con un Isee al di sotto della soglia dei 20 mila euro.

Per questo tipo di procedura, infatti, il termine entro cui l’Ente di riscossione deve dare una risposta è stabilito per il 31 ottobre 2019 e cambiano anche volumi e ricadute finanziarie, visto che si parla solo di 332 mila domande presentate.
Diverso il termine per l’invio della comunicazione anche per i casi di definizione agevolata riferiti ai debiti dovuti a titolo di risorse proprie dell'Unione Europea e di imposta sul valore aggiunto riscossa all'importazione: in questo caso, infatti, la legge ha previsto il termine del 31 luglio 2019.

Questi numeri, intanto, hanno indotto il governo a rilanciare e quindi, da un lato ha deciso di riaprire i termini della rottamazione al 31 luglio 2019, dall’altro lato ha messo in cantiere una nuova edizione del “saldo e stralcio”, appositamente studiata questa volta espressamente per le imprese in difficoltà, e non più solo per le persone fisiche.
La riapertura del termine della rottamazione è stata prevista nell’ambito di un emendamento al Decreto Crescita (DL 34/2019) in corso di conversione al parlamento. Saranno previste 17 rate (anziché le 18 precedentemente ammesse) e le scadenze dei pagamenti saranno fissati al 30 novembre, 28 febbraio, 31 maggio e 31 luglio di ogni anno. L’Agente della riscossione dovrà comunicare l’accoglimento o il rigetto sulla domanda entro il 31 ottobre 2019. Il differimento del termine al 31 luglio 2019 opererà anche per il “saldo e stralcio”.

Passando al tema del possibile ampliamento di quest’ultima misura non più solo alle persone fisiche ma espressamente a beneficio delle imprese in difficoltà, allo stato si tratta solo di un annuncio: stando ai comunicati diffusi dalla Lega, è in corso di studio una proposta di legge ad hoc diretta alle imprese in difficoltà.
Lo schema ricalcherebbe, in linea di massima, quanto è stato già previsto per le persone fisiche.
Anche le imprese, quindi, potrebbero scontare il loro debito con il fisco versando solo una quota ridotta del dovuto: il 16, il 20 o il 35%, a seconda dello stato di difficoltà, sul solo capitale, sugli interessi e sull’aggio, mentre verrebbero del tutto abbuonate le sanzioni e gli interessi di mora.
La differenza principale consisterebbe nel fatto che, mentre per le persone fisiche il parametro per valutare il grado di difficoltà economica del contribuente era costituito dall’Isee, per le aziende tale parametro sarebbe invece costituito dal cosiddetto indice di liquidità.
Quest’ultimo serve a stabilire qual è la capacità dell’azienda di fare fronte ai debiti a medio e a breve termine.
Ovviamente, poiché siamo ancora in piena gestazione del provvedimento, occorrerà leggerne la formulazione finale e occorrerà anche vedere quali sorti seguirà il suo iter parlamentare.

Di fronte a misure che vengono percepite come sanatorie o condoni è scontato che si registrino prese di posizione contrarie, o per ragioni politiche o perché il sentimento è quello che si voglia perdonare un comportamento in qualche modo illecito, a scapito di chi, magari con sacrificio, invece ha diligentemente ottemperato ai suoi obblighi.

In questo caso, però, occorre considerare alcuni aspetti che spesso sfuggono: innanzitutto rottamazione e saldo e stralcio non sono uno strumento per sanare situazioni di evasione fiscale. Queste misure interessano solo il caso di chi, pur avendo dichiarato quel che doveva al fisco, si è ritrovato nella condizione di non riuscire a pagare. Il che ci porta al tema della soverchiante pressione fiscale e della complessità burocratica del sistema fiscale italiano, che colpisce soprattutto imprese e liberi professionisti. Spesso infatti, questo tipo di contribuenti si ritrovano a pagare molto più di quello che dovrebbero perché molte misure agevolative, esenzioni, eccetera, sono nascoste nelle pieghe di norme di difficile lettura.

Tutto questo si traduce in un freno alla competitività degli operatori e alla crescita del tessuto economico nazionale: appena dietro l’angolo, all’interno della stessa UE, ci sono paesi in cui la pressione fiscale è la metà di quella italiana, con un fisco facile da gestire, se non amichevole.
Questo tipo di misure quindi, hanno il pregio di mettere le aziende nella condizione di tornare ad operare e a distribuire ricchezza a dipendenti e fornitori: tutto ossigeno per l’intero tessuto economico.

Occorre essere consapevoli, tuttavia, che si tratta di strumenti che offrono un rimedio temporaneo: quando esauriscono il loro effetto, se non si ripensa interamente dalle basi il sistema fiscale, è inevitabile che si toni alla situazione di partenza.
E neppure la proliferazione di regimi fiscali speciali non è una soluzione, perché finisce aggravare la confusione di un quadro normativo già esageratamente complesso.

Dunque, prima o poi sarà inevitabile affrontare i due nodi cruciali del sistema fiscale italiano: quello di una drastica riduzione della pressione fiscale e quello di una radicale ed effettiva semplificazione di norme ed adempimenti.
Una semplificazione che, nonostante i tentativi, è ben lontana dall’essere raggiunta.

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