Conti correnti, chi subirà i controlli sui movimenti in contanti

Il fisco potrà effettuare verifiche su prelievi e versamenti cash effettuati da imprese e lavoratori autonomi

Bancomat_Prelievi

– Credits: Sergio Oliverio/Imagoeconomica

Giuseppe Cordasco

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Si sono andate a definire con maggiore dettaglio le nuove misure di contrasto all’evasione fiscale che riguardano in particolare i prelievi e i versamenti di denaro contante effettuati sui conti correnti. In un decreto del governo, che ora dovrà comunque attendere un secondo parere delle commissioni parlamentari, si specifica che il fisco potrà avviare ispezioni tributarie in generale nei confronti di aziende e professionisti. Il presupposto da cui si parte è che i prelievi di contante per i quali non esiste, o non può essere prodotto, un giustificativo, possano essere utilizzati per effettuare acquisti in nero, e dunque possono portare all’apertura di un’indagine di carattere fiscale. Rispetto però alla formula originaria del decreto, rivista poi nel corso del primo passaggio nelle commissioni parlamentari competenti, è stata cancellata la sanzione dal 10% al 50% dell'importo del prelevamento prevista in caso di omessa o inesatta indicazione del beneficiario.

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In questo modo si salvaguardia in principio la correttezza dell’operazione eseguita, nel senso che dovrà essere comunque un accertamento di carattere fiscale a stabilire l’utilizzo illegale del denaro e non il semplice fatto che sia avvenuto un prelievo di contante. Un’altra importante novità riguarda invece da vicino i professionisti. È stata infatti recepita una sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato incostituzionale l’assunto secondo cui  i prelievi bancari non giustificati da parte dei titolari di reddito di lavoro autonomo dovessero essere considerati alla stregua di compensi non dichiarati. Secondo i giudici costituzionali sarebbe infatti arbitrario equiparare il lavoratore autonomo all'imprenditore. Partendo dunque da questi presupposti, la nuova disciplina prevede che i titolari di reddito di impresa interessati da controlli del fisco, ai quali vengano contestati versamenti e prelievi bancari non giustificati, dovranno fornire prove contrarie.

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Queste ultime non potranno essere però generiche ma, come stabilito anche dalla Cassazione, dovranno essere giustificativi di carattere amministrativo e finanziario. Qui tra l’altro si apre una problematica che riguarderà da vicino anche alcuni professionisti. Stiamo parlando in particolare di quei lavoratori autonomi come agenti di commercio, mediatori immobiliari e promotori finanziari, retribuiti normalmente mediante provvigioni sugli affari conclusi, e dunque con caratteristiche che si avvicinano di molto al reddito d’impresa. Ovviamente i contribuenti in questione avranno anche gli strumenti legali per difendersi. E in loro soccorso arriva in particolare una circolare dell’Agenzia delle entrate, nella quale si specifica che gli ispettori del fisco dovranno tenere un comportamento improntato alla massima flessibilità. In questo senso dunque dovranno tenere in seria considerazione le giustificazioni che tireranno ad esempio in ballo l’esiguità del contante prelevato, l’occasionalità dell’operazione, e il fatto che le somme in ballo risultino comunque in linea con il tenore di vita del contribuente messo sotto osservazione. 

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