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Conte e il taglio dell'Iva: annuncio senza coperture

Il presidente del Consiglio lo ha ventilato ma per ora manca il modo di finanziarlo. Quanto costerebbe e chi ne beneficerebbe

L'idea sarebbe quella di stimolare la ripresa economica intervenendo anche sul lato della domanda e non solo su quello dell'offerta. La riduzione dell'Iva – ipotesi cui starebbe lavorando il Governo guidato da Giuseppe Conte – agirebbe proprio in questo senso. Potrebbe, infatti, fare da sprone ai consumi attivando quel meccanismo di domanda offerta alla base del motore economico che l'epidemia da Covid-19 ha forzatamente bloccato.

"Ripartire" è la chiave, capire come farlo è quello su cui i Paesi europei stanno lavorando. Il Premier Conte, a margine degli Stati Generali dell'economia che si sono tenuti a Roma presso Villa Doria Pamphilij, sostiene che una delle chiavi per la ripartenza italiana potrebbe essere proprio quella dell'abbassamento momentaneo dell'Iva che potrebbe essere ritoccata anche di 10 punti percentuali.

"Stiamo discutendo in questi giorni un po' sull'Iva – ha dichiarato Conte - perché ritoccare l'Iva, abbassarla un po' potrebbe dare una spinta alla ripresa dei consumi: è un fatto di fiducia". E poi ha aggiunto: "E' una delle ipotesi che abbiamo discusso, ma non abbiamo deciso anche perché è una misura costosa. Ma c'è preoccupazione sul fatto che non sia ripartito appieno quel clima di fiducia che fa innescare il circuito dei consumi".

QUANTO COSTEREBBE IL TAGLIO DELL'IVA

Il concetto di "Un po' costoso" ammesso da Conte è presto detto. Ogni punto in meno dell'aliquota del 22%, come dichiarato dal Viceministro dell'economia Antonio Misiano, costa 4,5 miliardi di euro; ogni scatto a ritroso dell'aliquota del 10% ne vale 3,1. Considerando che tra le ipotesi di fattibilità ci sarebbe il taglio addirittura di 10 punti percentuali dell'aliquota del 22% per tutto il 2021, 2022 si sta parlando di una manovra da 50 miliardi le cui coperture sono tutt'altro che scontate visto che l'Italia non è la Germania e vista la presenza di quelle Colonne d'Ercole europee che si chiamano "clausole di salvaguardia".

La potenza teutonica che vanta un rapporto deficit/ Pil del 59,8% ha, infatti, permesso a Angela Merkel di inserire da subito all'interno del "pacchetto rilancio" tedesco da 130 miliardi di euro il taglio delle aliquote Iva dal 19 al 16% proprio con lo scopo di riattivare i consumi e restituire fiducia, ma in Italia le cose stanno in maniera diversa .

Da noi il rapporto tra deficit e Pil è del 134,9%, percentuale monstre che lega le mani al nostro Paese e che determina il rischio che le clausole di scattino ogni tre per due. Le "clausole di salvaguardia" altro non sono se non dei parametri europei che gli stati membri devono rispettare per evitare che l'Europa imponga l'aumento dell'imposta sul valore aggiunto al fine di rientrare nei paletti. Il nostro Paese lotta da tempo per non sforare (più di così) il deficit e "neutralizzare le clausole" è il tormentone con cui bisogna fare i conti ogni volta che si studia una nuova manovra economica.

COSA NE PENSA L'EUROPA?

A tal proposito il commissario europeo Paolo Gentiloni non si sbilancia e ricorda: "Noi valutiamo le proposte dei Paesi quando ci vengono formulate nei bilanci, o in futuro nei piani di recovery, quindi faremo lo stesso con una proposta di questo genere quando ci verrà presentata". Il Governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco di fronte all'ipotesi del ritocco dell'IVA si è mostrato scettico sostenendo che non serve modificare questa o quell'imposta, ma è necessario "studiare una riforma complessiva del sistema fiscale nazionale".

Anche il ministro dell'economia Roberto Gualtieri si è mostrato prudente asserendo: "Si tratta di una misura che va valutata attentamente, perché siamo tra i paesi europei che hanno speso di più per contrastare la pandemia". A grandi linee, solo in termini di interventi diretti, è andato via il 4,5% del Pil e, quindi, serve valutare con calma quale sia il rapporto tra costi e benefici di un eventuale taglio. Dal ministero del Tesoro trapela che un'altra ipotesi per rilanciare l'economia sarebbe quella di proseguire sulla linea del taglio del cuneo fiscale e quindi del costo del lavoro, ma prima di poter realizzare uno studio serio serve aspettare il bilancio di luglio.

Sicuramente a livello del tutto teorico la diminuzione dell'imposta sul valore aggiunto potrebbe giovare a quei settori commerciali che sono stati messi in ginocchio dalla pandemia come quelli della ristorazione, del turismo dell'artigianato o dell'abbigliamento come sottolineato da Coldiretti in una nota: "Il taglio dell'Iva sul vino e sui principali prodotti alimentari potrebbe rilanciare la ristorazione che rischia un crack da 34 miliardi nel 2020 a causa della crisi economica, del crollo del turismo e del drastico ridimensionamento dei consumi fuori casa". All'interno della maggioranza la riduzione dell'Iva piace al Movimento 5 Stelle, mentre incontra lo scetticismo del PD e di Italia Viva secondo cui, in questo momento, è più urgente intervenire sulle imprese e sul lavoro.

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