Tasse

Condono fiscale, perché non porterà nessun aumento di gettito (nel primo anno)

La cosiddetta pace fiscale nel 2019 avrà saldo zero. Poi comincerà un lento recupero, ma bisognerà attendere quattro anni per vedere gli effetti positivi

Cartelle Equitalia

Giuseppe Cordasco

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Le polemiche, già roventi, intorno a quella che il governo si ostina a definire pace fiscale, e che le altre forze politiche denunciano essere invece né più ne meno di un classico condono, si arricchiscono di un nuovo capitolo.

Pare infatti che la nuova "rottamazione ter" delle cartelle esattoriali contenuta nel decreto fiscale collegato alla nuova manovra in via di definizione, almeno nel primo anno, ovvero nel 2019, non porterà neanche un centesimo nelle casse dello Stato.

Ad annunciarlo questa volta, non sono voci critiche dell’opposizione parlamentare, ma bensì la relazione tecnica contenuta nella bozza del decreto legge collegato alla manovra.

Sono stati dunque gli stessi tecnici ministeriali a fare due conti e far emergere quello che a prima vista appare proprio un paradosso: un condono che non crea gettito, almeno nel primo anno. Ma vediamo di capire qual è il meccanismo che sta alla base di questo “fenomeno finanziario”.

Un anno a saldo zero

Cominciamo con il dire che le cifre presentate nella relazione non sono definitive e rappresentano comunque una bozza. Una bozza però molto attendibile, dalla quale si evince appunto che nel 2019 dalla citata rottamazione ter non arriveranno aiuti per le casse dello Stato.

A fronte dei 2,2 miliardi di gettito del condono ci sarà infatti un calo di 2 miliardi e 290 milioni dovuto per 2 miliardi e 160 milioni alla flessione della riscossione ordinaria e per 130 al ricalcolo delle rate dell'ultima rottamazione ancora in corso.

Un periodo transitorio

Oltre che nel 2019 un calo della cosiddetta 'riscossione ordinaria' viene calcolato però anche negli anni successivi: per 1,5 miliardi nel 2020 e per 1,6 miliardi nel 2021. In questi due anni l'incasso stimato della rottamazione ter rimane di 2,2 miliardi e quindi il saldo non si azzera, anche se si riduce.

A questo si aggiunge una nuova voce 'positiva': 610 milioni per ciascun anno che vengono versati da chi ha rimodulato le rate dei versamenti per le rottamazioni già in corso. Il 'conto' finale rimane positivo per 1,2 miliardi nel 2019 e per 1,7 miliardi nel 2020.

Gli anni del vero recupero

Il vero e proprio recupero di gettito dovrebbe arrivare invece nel 2022 e nel 2023, quando si esaurirà l'effetto sulla riduzione della riscossione ordinaria e quindi tutte le voci dovrebbero diventare positive, con il gettito complessivo che finalmente dovrebbe tornare a salire, toccando rispettivamente 3,7 e 3,5 miliardi.

Inutile dire però che su questa prospettiva di incasso a lunga gittata, non potranno che scatenarsi nuove polemiche, visto che quattro anni, quelli appunto necessari a rendere efficace in termini economici la nuova rottamazione delle cartelle, per la politica italiana rappresentano un periodo pari a un’era geologica, durante il quale potrà avvenire qualsiasi cosa. Staremo a vedere.

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