Cartelle pazze, torna l’incubo degli italiani

Affossato in Senato un disegno di legge che avrebbe difeso il contribuente dagli errori di Equitalia

(CRedits: Ansa)

Giuseppe Cordasco

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L’incubo delle cartelle pazze , cioè di quelle richieste di pagamenti sbagliate inviate dal fisco a milioni di contribuenti, torna a materializzarsi. È durata poco infatti la speranza che un disegno di legge in discussione al Senato potesse una volta per tutte sanare quell’anomalia per cui le ganasce fiscali possono scattare come una mannaia ai danni di contribuenti onesti.

Il provvedimento in questione infatti, presentato dall’Idv e sostenuto con grande passione dal Senatore Elio Lannutti, prevedeva che d’ora in poi il contribuente che avesse ricevuto una cartella esattoriale prescritta o errata avrebbe potuto, entro 90 giorni dalla notifica, presentare una documentazione che dimostrasse l’errore della cartella all’ente creditore. Ente che a quel punto avrebbe avuto ulteriori 60 giorni per dare una risposta. Trascorsi in ogni caso 220 giorni dalla dichiarazione iniziale, la multa sarebbe stata automaticamente annullata. Un provvedimento di buon senso, che sembrava sulla strada giusta per essere approvato, e che invece, come per tanti altri, è rimasto impantanato nelle pastoie degli iter parlamentari.

Nel caso specifico, in particolare, il governo ha richiesto innanzitutto un parere vincolante al ministero della Giustizia che ha stabilito di fatto che prima dei termini della prescrizione la multa può sì essere cancellata, ma Equitalia avrà comunque facoltà in un periodo successivo di riemettere un ruolo e inviare una nuova cartella. In pratica si rinnoverà quell’iniquo procedimento per cui anche a distanza di anni, un contribuente potrà vedersi recapitare una cartella per pagamenti risalenti magari anche a decine di anni prima. Insomma una sorta di ritorno al far west esattoriale, con tanti ringraziamenti da parte di Equitalia .

Questa sorta di resurrezione delle cartelle pazze è stata fortemente contestata proprio dal Senatore Lannutti che ha parlato apertamente di una vergogna. Tra l’altro il ddl in questione in un primo momento era stato incardinato in Commissione Finanze che in sede deliberante avrebbe potuto approvarlo in tempi rapidissimi. Peccato che il presidente del Senato a questo punto abbia però legato in modo vincolante il sì in Commissione al recepimento del parere del ministero della Giustizia che in pratica, come detto, svuota di ogni significato la misura originaria.

ECCO PERCHE' I COMUNI VOGLIONO LIBERARSI DI EQUITALIA

Di fronte a questo stallo, il tutto è stato allora rimandato all’Aula di Palazzo Madama. Peccato però che tra decreti in scadenza da approvare  e legge di stabilità è già chiaro fin d’ora che il disegno di legge in questione non potrà che essere accantonato e per forza di cose dimenticato. L’ennesima beffa per chi pensa ancora di poter avere a che fare con un fisco dal volto umano.

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